Disco d’esordio per Michael Grant artista americano non particolarmente conosciuto e dal passato dubbio. Leader a inizio 2000 della band Endeverafter e poi per un breve periodo, chitarrista negli L.A. Guns. Grant ha quindi organizzato le sue idee per il debutto con il moniker curioso di: Micheal Grant and the Assassins.
Non fa minimamente segreto il polistrumentista e compositore americano della propria storia sonora e dei propri piaceri. Tanto che quello che possiamo dire di questo esordio è un mix di glam di fine 1900 e primissimi 2000 con un occhio alle situazioni più “radio oriented” e più sornione, per far in modo che già ad un primo ascolto vi possano entrare in testa.
Possiamo dire che effettivamente è un lavoro “solista” dato che ha fatto tutto da solo. Partendo dalla composizione delle canzoni, passando per l’esecuzione strumentale che è stata curata personalmente, con il solo aiuto, in pochissime occasioni da parte di Shane Fizgibbon, alla batteria, altro ex L.A. Guns, per cui gli “assassins”potremmo dire con calma che sono sempre lui.
Le scelte compositive e di arrangiamento sono ottime, per il genere proposto, e pur vivendo di rimandi pesantemente old school e ribadendo il suo attaccamento ad un certo tipo di hard rock le scelte non sono per nulla vetuste.
Il lavoro in post produzione è ottimo, ripercorre una certa “ruvidità” del sound pur rendendolo apprezzabile anche per i non “addetti ai lavori” del genere hard and heavy.
I due punti cardine di questo “Always the villain” sono le vocals di Grant, e le chitarre. Se per la voce non è certamente un virtuoso, ma ha un feeling ed un appeal per cui vi resterà facilmente nella testa. PEr la chitarra la cosa cambia leggermente. Troviamo delle composizioni e dei soli piuttosto curati e di livello piuttosto alto, senza entrare nei manierismi della sei corde tanto graditi dai fan dei guitarhero.
“Red light run“, “Nightmares” e “Anthem of us” sono due video ufficiali ed un visualizer video estratti da questo lavoro e sono molto interessanti. Ma anche “Killing me slowly”“Break me with U” e “Secrets” sono altre tracce di rilievo e che vi danno il senso di quello che fino a poco sopra avete letto. Come se non bastesse potrete trovare sul canale della label alcune versioni acustiche di almeno tre delle tracce da me segnalate (cercatele non ve le dico, è per il vostro bene).
Come sempre ascoltate l’album e decidete quanto siano distante le mie scelte dalle vostre.
Non è un capolavoro, non è una novità compositiva, ma è un lavoro che nel suo complesso si fa ascoltare molto bene e che vi permette di avere quasi cinquanta minuti di musica per rilassarvi e per non farvi pensare troppo.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin
















