A distanza di pochi mesi da “Immortal”, torna in pista Michael Schenker con il suo Group. Non ci sono più le ottime atmosfere melodiche che hanno caratterizzato la fase di McAuley e che ha dato al virtuosissimo chitarrista teutonico un ulteriore elemento nella sua ormai cinquantennale carriera, iniziata con gli Scorpions e poi proseguita a titolo individuale, sempre accompagnato da grandi musicisti, con una saga che è diventata leggenda a partire dal doppio live “One night at Budokan”.
Con “Universal” Schenker torna all’ hard rock dei tempi belli, senza particolati concessioni alle novità. L’impianto dei brani è quello classico del genere, monolitico nella parte ritmica, con un riff portante che risente spesso di venature blues, assoli sempre curati e tecnicamente ineccepibili. La variazioni delle voci determina un certo movimento, ma in genere i brani tendono abbastanza ad assomigliarsi.
Si parte con “Emergency” classico hard rock, suonato con grande classe. Assolo di Michael Schenker come al solito ricercato e evocativo. “Under Attack” ricorda i brani migliori della grande discografia del virtuoso della sei corde, con un incedere piuttosto incalzante, con un ritornello gradevole. Ha un tono epico “A King Has Gone”, con la voce inconfondibile di Michael Kiske, con la chitarra di Michael che disegna evoluzioni dal sapore antico ma dalla grande classe, dedicando la canzone alla grande figura di Ronnie James Dio. Più lenta “The Universe” che fa della melodia un po’ malinconica il suo punto di forza, con la voce di Gary Barden sempre molto elegante e decisa, con un altro assolo da brivido di Michael Schenker, che non ha bisogno di mettere insieme migliaia di note per suscitare emozioni. E’ più dinamica “Long Long Road” con il produttore Michael Voss alla voce, insieme a Ronnie Romero, cantante di base dell’ MSG, mentre “Wrecking Ball” si avvale della potenza vocale di Ralf Scheepers e uno dei ritornelli più incisivi dell’intera opera. “Yesterday is dead” non presenta variazioni, costruita su un riff molto efficace e coinvolgente, “London Calling” riporta Voss dietro al microfono e “Au revoir” curiosamente segue la stessa scelta di Rammstein di concludere il disco con un brano dal doppio senso, che parla di addii o di arrivederci, così come “Adieu” del disco dei connazionali di Schenker. Ci sono due bonus track, piuttosto valide, con “Turn off the world” e “The Fighter” che all’inizio sembra clonata da “Eighteen and life” di Skid Row, ma poi il brano prende una dimensione e una vita propria.
Una prova più che dignitosa per Michael Schenker, colosso del metal europeo, che propone un hard rock di classe, arricchito dalla sua splendida tecnica e il suo feeling con la sei corde. Non ci sono particolari picchi compositivi, ma il livello è molto alto e a livello di esecuzione siamo al top.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















