In un tristo momento per l’umanità… continua imperterrito il percorso musicale di auto-svecchiamento/ringiovanimento del prode axeman tedesco Michael Schenker. Che dopo due album con il suo progetto “multi-guest” a nome Michael Schenker Fest, condotto assieme a tutti i suoi cantanti passati e presenti, si reimpadronisce della sua ragione sociale storica MSG e, rinvigorito nello spirito e nell’estro tecnico-compositivo, ci reinvita ad ascoltare la sua successiva “lezione” musicale e di vita. Vi giuro che il percorso musicale attuale di Schenky continua ad affascinarmi alquanto. Perché nonostante il processo di “great reset” in atto nel mondo in fase di lockdown il nostro pare non risentire minimamente della situazione globale, mirato com’è a tirar fuori il suo miglior stile chitarristico in una decina di canzoni ben arrangiate, ben prodotte e… belle davvero! A 65 anni il giovanotto brilla ancora per coerenza e prestanza. Realizzando un album piuttosto variegato su tutti gli stilemi della sua identità sonora Hard&Heavy-ma-con-classe. Assieme a lui brilla la sua attuale line-up, composta dal singer Ronnie Romero (Rainbow), più illustri guest come Ralf Scheepers (Primal Fear) e Joe Lynn Turner (ex-Deep Purple), dal bassista Barry Sparks (Dokken), dal tastierista di ruolo Steve Mann (più la grandissima guest di Derek Sherinian, che colora di purpleiano la veloce e potente opener “Drilled To Kill” cantata da uno Scheepers in gran forma) e dai batteristi Bodo Schopf, Simon Phillips (ex-Toto) e Brian Tichy (ex-Whitesnake). Con collaboratori del genere, ben skillati e ben affiatati da anni di amicizia e collaborazione con Michael stesso, il nostro costruisce pezzo per pezzo un’opera fortemente personale ed identitaria, apprezzabilissima a più d’un livello e finemente prodotta dall’altro grande amico ed abitué Michael Voss (Mad Max). Il nostro pare davvero trovarsi pienamente a suo agio tra i solchi di “Immortal”, e con il tocco unico della sua chitarra riesce a far brillare i riff heavy di brani diretti come le metalliche “Come On Over” e “Knight Of The Dead”, almeno quanto le più complesse ed epiche trame di “Sail The Darkness” e dell’ariosa e sfaccettata traccia-masterpiece finale “In Search Of The Peace Of Mind” (che a quanto si afferma nella bio, è stata la prima canzone mai composta dal nostro, a soli 15 anni: vi esorto ad ascoltarla, non è descrivibile a parole cotanta sontuosità tecnica e compositiva). Allo stesso tempo vediamo scaturir fuori dalla magica ascia dell’axeman una variazione sul tema altrettanto gustosa nell’originale e molto particolare riff simil-folkeggiante di “Devil’s Daughter”. Anche a livello di assoli di chitarra Michael non difetta mai, impartendoci momenti di veloce ma solido gusto musicale, tanto nelle parti più veloci, “scalose” ed improvvisate, quanto in quelle più tematiche come nella melodicamente riuscita “The Queen Of Thorns And Roses”. Insomma, qui 2021: con “Immortal” Michael Schenker conclude la sua “Trilogia Biblica” iniziata con “Resurrection” e “Revelation” ribadendo quanto, con il suo spirito migliore, vicino all’autentica immortalità (parlo ovviamente di effettive capacità e di assoluta auto-coscienza di queste, non di sterile e vanesia superbia chiacchierata al vento, come invece spesso accade altrove anche per musicisti altrettanto longevi ed altrettanto famosi, non fatemi parlare vah), sia da considerare una sorta di “Metallian Heritage” per tutti gli appassionati, i musicisti e non da meno i chitarristi. Oltre ad essere, lo ribadisco, uno dei chitarristi più influenti in ambito Hard&Heavy, il nostro continua ad impartirci con il suo esempio una importante lezione di vita. L’età adulta porta saggezza. Ma la capacità di rinnovamento artistico, che rende tutti noi sempre giovani di spirito, tocca a noi e solamente a noi trovarla ed attivarla. Sento una profonda comunione d’intenti con Michael Schenker. Tutto quello che chiedo ai lettori di Giornale Metal è di immergersi nell’ascolto di “Immortal” decostentualizzandosi dall’epoca attuale (proprio come deve aver fatto lui stesso). E provando a partecipare allo Spirito Immortale a cui il nostro con tanto impegno, con tante deviazioni di percorso, con tanti errori evitati e non, con il trascorrere di una vita insomma, lungi dal dirsi conclusa, si è avvicinato. Si… può… fare! E non lo dice solo il Dottor “Frankensteen”. Non è impossibile. Bisogna rimboccarsi le maniche e provare. Grazie, Schenky, di averci indicato la via.
Voto: 9,5/10
Alessio Secondini Morelli















