Lo ripeteremo all’infinito, rischiando di divenire pateticamente ripetitivi …, questo 2020 sarà ricordato dagli addetti ai lavori e non, come uno degli anni più prolifici sotto l’aspetto musicale in quanto a album spettacolari di stampo soprattutto italiano. Doverosa introduzione verso una leggendaria band ligure, i Malignance. Band formatasi ad inizio millennio, con all’attivo un Ep, uno split e tre full-lenght, compreso questo nuovo Dreamquest: The Awakening, di cui ci occuperemo nel dettaglio. Siamo sul filone black metal di stampo nord Europeo, ma con la verve maligna e oscura tutta italiana. Non importa se nell’arco di circa venti anni la band abbia pubblicato solo tre album, perché di carne al fuoco c’è né in abbondanza, soprattutto in questa nuova release. Il master mind unico della band, Arioch è riuscito a mettere su dei brani di assoluto valore artistico nonché dotati di una ferocia fuori dal comune. Si parte subito con una traccia al fulmicotone, dove è scaricata tanta rabbia, praticamente è come essere investiti da una tempesta malvagia che lacera ogni singolo centimetro di carne propria. Sì abbiamo bisogno di emozioni forti, proprio come questa prima destabilizzante canzone, da brividi. L’assalto frontale privo di ogni qualsiasi freno inibitore continua con la successiva e luciferina God Of War, dove trovano dei piccoli momenti di rallentamento che donano acora più enfasi al tutto. Mr. Arioch con tanta personalità da vendere, è riuscito magistralmente a unire (tanto per fare un piccolo esempio…) sotto lo stesso tetto: Marduk, Dissection, primi Naglfar e gli Emperor più feroci e brutali. Ogni brano è strutturato in modo da fare molto male con una produzione graffiante e sporca al punto giusto. Niente è lasciato al caso, neanche in momenti cruenti come Chaac, altra composizione degna di nota. Non andiamo a cercare chissà quale novità e non dovremmo neppure nasconderci dietro un dito, perché fondamentalmente chi ama questo genere di arte, sa di cosa stiamo parlando, amerà Dreamquest: The Awakening, senza se e senza ma. Il suono gelido, tagliente ricorda in parte anche i primi e gloriosi Immortal , dove alla chitarra trovavamo il signor Demonaz in stato di pura e malefica Grazia. In definitiva questo lavoro comprende otto brani, tutti ad alto tasso dinamitardo. Una delle ultime bombe di fine anno.
Voto: 9/10
Sandro Lo Castro















