Quando e’ arrivato questo promo in redazione la curiosita’ era tanta, anche in virtu’ degli ospiti presenti, tra i quali spiccano i nomi di Tony Martin (Black Sabbath), Chitral Somapala (Firewind, Civilization One e Red Circuit) e Janne Schaffer (ex Abba).
Mi aspettavo di trovarmi di fronte a un disco power-metal , sulla falsariga degli Hammerfall e invece mi trovo un’ opera che di “metal” ha poco per non dire niente.
Questo rappresenta un problema relativo, ci trovassimo di fronte ad un “robusto” hard-rock o metal melodico sarebbe andato bene lo stesso, il vero problema, il nocciolo della questione e’ che si tratta per lo piu’ di un disco composto da cover.
Che senso ha pubblicare un disco farcito di cover con brani inediti a contorno ?
Si tratta di “filler” ? La scelta dei brani da “coverizzare” e’ tra l’altro alquanto discutibile…
La cosa piu’ assurda e anche priva di ogni logica e’ quella di trovare in scaletta la cover degli Hammerfall “Hearts on fire”, ovvero Magnus Rosen che “coverizza” se stesso, o meglio quella che era la sua band.
Il disco scorre “lento”, non riesce a fare presa sull’ ascoltatore se non in qualche isolato episodio, come il brano anthemico “Circus” (a tratti anche ballabile) o la splendida “Paperplane” cantata egregiamente da “Chity” Somapala.
Un gradino sotto si colloca la piacevole “Glitter and Blood” che rimanda ai fasti degli anni d’oro di Poison e Motley Crue, per il resto rimane ben poco che possa essere degno di nota.
Tra le cover piu’ “interessanti” (se cosi’ possiamo definirle) “Something” dei Beatles, “The Winner takes it all” degli Abba e “Ain’t no Sunshine when shes gone” di Bill Withers.
Considerando la lunga gestazione di questo album, durata tre anni, direi che i risultati sono “insoddisfacenti” visto che si tratta di un disco scialbo e privo di ogni mordente.
Un disco, che se fossi stato nei panni del buon Magnus avrei evitato di pubblicare, se non come “bonus disc” di un album “vero” di inediti (e di qualita’); forse sarebbe stato meglio allungare ulteriormente il periodo di gestazione e uscire poi sul mercato con un prodotto di maggior qualita’.
Un disco “scarsamente” ispirato e infarcito di cover non e’ il modo migliore per esordire sul mercato, per questo suo nuovo progetto dal nome “Magnus Rosen band”.
Progetto che parte con il piede sbagliato e che a mio giudizio perde anche di credibilita’, visto che il “song-writing” ci presenta un artista in crisi di identita’ e con le idee un po’ “offuscate”.
Non vorrei sembrare eccessivamente “cattivo” e severo, ma per me il disco e’ del tutto insufficiente e rappresenta una “bocciatura” per Magnus Rosen e soci.
Voto: 5/10
Stefano Gazzola















