Magic Dance è il nome del progetto solista del cantautore Jon Siejka; il quale si ripropone a noi con questo lavoro “Remnants” dopo due anni di assenza e ci riporta, anche lui, all’interno di una ondata di melanconia e ricordi passati dato che questo lavoro ha un fortissimo sapore anni ottanta.
AOR vecchio stile, lo si vede anche dalla copertina pesantemente anni ottanta ma rimaneggiata, con alcune accortezze di modernità, particolarmente dovute a certe scelte di synth, e di approccio odierno alla post produzione ed innovativo per la gestione dei suoni.
Le undici tracce proposte sono ben equilibrate, composte in modo dinamico e funzionale, non solo per lui ma anche per il fruitore, che si trova nelle condizioni di avere un lavoro di profumo antico con attitudini odierne. Tutto all’ordine delle formule dell’AOR e del metal leggero e scanzonato di primi anni ottanta.
Quel periodo che tutto sembrava facile, fatto di spallotte nelle giacche e di permanenti che aprivano il buco nell’ozono.Chitarre cristalline con uso timido di distorsioni, voci chiare, limpide e con registri alti. Batterie leggere e con groove danzereccio; un basso presente ma non particolarmente incisivo e cori, immancabili, che sostengono nel ritornello la voce principale.
I synth e le tastiere presenti ed immancabili; va detto che in questo caso, pur recuperando certi suoni, sempre dallo scorso secolo, sono gestiti con la cura moderna ed attuale facendo si percepire la voglia di anni ottanta ma non cascando nella mera copiatura dei feel vecchi.
Il disco scorre piuttosto facilmente, il problema forse è che scorrendo così velocemente alcuni brani fanno fatica a rimanere memorizzati nella nostra testa. “Oh no”, “When your world comes dow”, “I can’t be the only one” e “Restless night” possono essere i brani che potranno più di altri restarvi nel cuore.
Con “Remnants”, Magic Dance sale di livello e ci riporta ad un periodo storico musicale molto più “semplice” e molto più “genuino, ma c’è ovviamente il rovescio della medaglia: I vincoli strettissimi dello stile di quel periodo storico-compositivo. Le scelte sono piuttosto obbligate per non “uscir dal selciato” il che ci porta a dover fare i conti con stilemi già visti e sentiti troppe volte.
Un album leggero, gioviale, interessante ma non si può urlare al capolavoro inarrivabile.
Album per gli appassionati dell’AOR anni ottanta e del suono retrò
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















