Possano gioire tutti quelli che aspettavano un nuovo lavoro da parte della cult black metal band svedese Leviathan. Finalmente dopo circa diciotto anni possiamo tutti noi ascoltare un nuovo lavoro in studio di questa particolare realtà estrema nordica. Il titolo scelto è: Förmörkelse, album che presenta dieci tracce di puro, marcio e malsano black metal primordiale velato da sottili quanto apprezzate melodie di fondo. Poco è cambiato dagli inizi fino ad oggi, hanno mantenuto nonostante il trascorrere inesorabile degli anni, una ferocia e un tocco assai personale e malefico, che gli donano un’affascinante attrazione luciferina. La sostanza c’è e anche tanta i tutte le dieci composizioni, partendo dall’aggressiva e primordiale Avgrundens Atersken, dove i nordici in questione mettono in atto le loro micidiali accelerazioni tipicamente black seguite da rallentamenti quasi ipnotici. Si dice che il buongiorno si vede dal mattino…qui parafrasando possiamo affermare che il male spegne il buongiorno per accendere le fiamme notturne e nere come la pece. Quello in cui riescono i Leviathan è anche infondere oltre alla pura violenza sonora anche un certo groove dannato che è messo in risalto su brani come la title track, Förmörkelse appunto. Brano che racchiude il concetto stesso della band. Particolarmente suadente, magica e al tempo stesso dannatamente marcia è Svart, uno dei migliori brani mai composti fino ad oggi dalla band stessa, senza nulla togliere al resto ovviamente, che rimane di altissimo livello. Questo brano possiede un ritmo, una melodia e una ferocia apparentemente nella norma, ma se la andiamo ad ascoltare con attenzione, scopriremo che risulterà una delle tracce più violente. Förmörkelse ci riporta indietro nel tempo, quando la nera fiamma non era certo alla portata di tutti, quando noi giovincelli e sbarbatelli cercavamo le forti e nere emozioni. Diversi i brani da citare per potenza, tecnica, melodia e freddezza glaciale che sinceramente diciamocelo, piace a anche tanto. Certo, dopo ripetuti ascolti definirlo soltanto black metal è azzardato, perché più aumenta il numero degli ascolti e più ci si convince che dentro la musica proposta ai Leviathan, possiamo trovare un mondo assai vasto, brutale, rude ma anche perfettamente vellutato, di classe e con una certa dose di malignità che pervade tutte le tracce, comprese le varie: Verklighetens Vav, la dungeon synth En Tidlos Illvilja, Melakolins Avja, riflessiva e contorta e la brutale Babylons Sand. Senza dimenticare la chiusura affidata alla melanconica e strumentale Pestens Sigill. Album da incorniciare nel modo più assoluto, un ritorno dalle viscere della terra che farà la felicità dei vecchi e nuovi sostenitori della nera fiamma e perché no, di tutti gli amanti della scena estrema.
Voto: 9/10
Sandro Lo Castro















