La band di origini friulane, o meglio per evitare del Friuli venezia Giulia, esce con il primo lavoro con la Punshment 18, dopo un demo/EP, alcune cover ed alcune date interessanti, tra cui quella di supporto ai necrodeath, con cui per altro faranno una jam con il batterista dei Necrodeath, appunto, coverizzando un classico dei Venom.
Quello che la band propone è un lavoro pesantemente influenzato dal passato. Non solo per un discorso di attitudine e di radici musicali dei membri della band, che per altro sono membri ed ex membri di band della scena death e black italica, ma soprattutto per l’approccio in pienissimo stile venom e primi Sodom di composizione, registrazione e post produzione.
Delle undici tracce dieci sono inediti, o quasi visto che comunque tre brani erano già presenti in un EP auto prodotto del 2019, e l’ultima è cover dei Bauhaus; debbo dire che in un paio di occasioni non ho capito fino in fondo l’intento della band.
Ci sono una traccia verso il fondo dell’album che è particolarmente lunga e ossessiva, quasi ambient, ma che non ho compreso il senso della sua presenza; come alcuni stacchi strumentali particolarmente prolissi, che seppur validi e funzionali al brano in cui sono inseriti “allungano troppo il brodo” ad alcune tracce.
Nessuna “innovazione” ribadisco, suona pesantemente “metal estremo degli anni ’80” dall’inizio alla fine sotto ogni aspetto, croce e delizia della cosa: c’è a chi piacerà e c’è chi lo osteggerà.
Purtroppo non riesco a trovare delle punte di diamante raffinate; resta un lavoro interessante ma pesantemente grezzo e non mi riferisco alla post produzione old style. Ad esempio abbiamo “The Omen” e “Baron Blood” che hanno un certo intento ed una certa vena interessante. Altrettanto “Nocturnal kill”. Purtroppo non resta nulla in mente a lungo termine, e neppure la loro versione dei Bauhaus di “The passion of lovers” pur essendo interessante colpisce fino in fondo. Purtroppo resta in mente il loro approcci e l’atmosfera che propongono ma non resta in testa un riff o un ritornello al punto di dire “ok, suona oscuro, sulfureo e vecchio stile, ma cazzo questo riff è totale!”. Ci si ferma purtroppo al “Suona oscuro, vecchio stile e abbastanza sulfureo”.
Se da un lato è encomiabile che la band in poco tempo abbia fatto diverste uscite discografiche, due EP ed un album nel giro di 3 anni, resta il dubbio che il debutto abbia al suo interno tre quarti del primo lavoro della band. Non perché non si possa fare, sia chiaro, ma è un segnale, visti i trascorsi di diverse band similari, preoccupante. Potrebbe indicare che il gruppo vada a riproporre nuovamente materiale edito più e più volte per poter “far minutaggio”. SPERO VIVAMENTE di sbagliarmi.
Riprendendo ciò che ho appena scritto, spero di sbagliarmi e spero che la band mi smentisca a breve con un nuovo lavoro di inediti dall’inizio alla fine. Resta che alcuni brani potevano essere un filino in più raffinati ed “accorciati”. la più che sufficienza arriva e speriamo di poter in futura dar di più.
Voto: 6,5/10
Alessandro Schümperlin















