Parlando del primo album della nuova creatura musicale di KK Downing non si può rimaner esenti da una certa componente emotiva, e forse anche un po’ retorica. Soprattutto tenendo conto, però, che il nostro ha fatto letteralmente la Storia con la S maiuscola della musica Heavy Metal tout-court come ascia dei Judas Priest (di cui, ricordiamocelo, oltre ad essere stato uno dei principali songwriters, fu tra i cofondatori di una delle prime line-up assieme al primo cantante, l’ormai leggendario Al Atkins). Effettivamente, dopo 10 anni di “pensionamento” dalla band madre e subito dopo aver reso pubblica la sua posizione ed il suo punto di vista sugli anni passati nei JP ben documentandolo nella sua autobiografia “Heavy Duty: la mia vita nei Judas Priest”, di sicuro molti fans avrebbero potuto aspettarsi un ritorno sulla scena musicale in grande stile. Cosa che non è rimasta disillusa, visto che il mitico KK, ormai totalmente libero da qualunque vincolo contrattuale, aveva evidentemente il sentore che qualcosa da dire anche musicalmente c’era ancora. Ed ecco che il nostro organizza una line-up comprendente il sostituto “di lusso” di Rob Halford del periodo 1997/2004 nei Priest, l’ormai da anni rinomato ed internazionalmente quotatissimo Tim “Ripper” Owens, assieme ad altri tre musicisti aitanti, affiatatissimi e super-preparati, e compone quindi un manipolo di bellissime metal-songs per poi sfornare l’album “Sermons Of The Sinner”, dimostrando con esso che, nonostante tutti gli anni passati, Lui è sempre Lui. K.K. Downing, la miglior ascia possibile dei migliori Judas Priest (ovviamente in coppia con Tipton). Il nostro arriva addirittura ad una intesa “gemella” con l’altra ascia A.J. Mills (facente parte degli Hostile e già compare di KK nel progetto MegaPriest), mentre la sezione ritmica è composta dal bassista/sound engineer Tony Newton (l’album è stato realizzato nei suoi studios) e il bravissimo batterista Sean Elg, prelevato direttamente dalla line-up dei Three Tremors di Owens. Con un team del genere, chi osa mettere in dubbio che il ritorno discografico di Downing sia da urlo? E difatti, eccolo qui, “Sermons Of The Sinner”. Un album di Puro Heavy Metal. Ma nonostante la presenza di stilemi/stereotipi a profusione, non è un SEMPLICE album Heavy Metal. Innanzitutto teniamo sempre presente che gli “stilemi” in questione KK li ha inventati dal nulla. Vivono grazie a Lui. E poi… vi è Qualcosa all’interno dei solchi, che spinge per uscire in maniera dirompente ogniqualvolta essi vengano suonati dalla puntina o dal lettore ottico. Qualcosa di non definibile a parole. Uno Spirito indomito, selvaggio, spontaneo almeno quanto nobile e bellicoso. Qualcosa che ho imparato a ben riconoscere su parecchi dischi a forza di recensire (e allo stesso tempo di avvertirNe la cronica mancanza su parecchi altri dischi). Forse bisogna tenere orecchie e cervello ben allenati per accorgersi della sostanziale differenza tra un album pieno di stereotipi ed un album che, nonostante sia realizzato con una produzione perfetta ed al passo coi tempi, contenga pienamente lo Spirito dei tempi migliori. Ed io posso affermare senza ombra di dubbio che anche nella situazione attuale il Sacro Spirito del Metallo mantiene KK Downing sotto la Sua Sacra Ala Protettiva. I topoi del Metal rivivono in tutto il loro ardore e splendore fin dall’opener “Hellfire Thunderbolt” introdotta dalla “classicamente epica” intro “Incarnation” con voce narrante in puro stile fantasy (qualcuno ha forse detto Manowar? KK è venuto prima, cocchini belli). In cotal scenario sonoro, è davvero un piacere ascoltare brani nuovi di pacca trasformarsi in ancestrali e bellicosi inni come “Raise Your Fists” e “Metal Through and Through”, pronti per essere decantati da un pubblico di metalheads durante i concerti. Oppure, glorificare lo stile di vita “zingaro” del musicista in tournee come di chiunque svolga un impiego che comporti dei viaggi in “Brothers Of The Road”. O ancora, togliersi qualche sassolino dalla scarpa, trasformando in racconto fantastico, neppure tanto allusivo, il polemico rapporto tra la band madre ed il management nella mitica, bellissima “Sacerdote Y Diablo”. E terminare l’opera “uccidendo” narrativamente la “Sentinel” del classico omonimo dei Priest nella conclusiva “Return Of The Sentinel”, con “Ripper” Owens che sul finale da il suo meglio interpretativo nella lenta e soffusa outro, letteralmente da brividi. In molti brani sono poi presenti nobilissimi arrangiamenti di “twin guitars” armoniche (proprio ciò per cui Downing è diventato rinomato in coppia con l’altra ascia priestiana Glenn Tipton), debitamente e nobilmente cesellati a dovere, in modo tale da parer composizioni a sè, pur essendo assoli di chitarra appartenenti alle rispettive song. Una bellezza nella bellezza! La produzione e il sound engineering sono al meglio che si possa pretendere (grazie ancora a Tony Newton), ed arrivano a dimostrare che un Metal album è bello anche utilizzando una batteria con fusti totalmente acustici (piccola nota polemica puramente dovuta indirizzata alla band madre). Troppe sono le argomentazioni per affermare che “Sermons Of The Sinner” è un album destinato ad essere leggendario. Ma attenzione: per apprezzare al meglio quello che può a prima vista esser scambiato per un semplice album di Heavy Metal, bisogna saper riconoscere la Pura Sostanza Metallica che deriva dallo Spirito migliore, evidentemente ancora ben vivo nell’animo di KK Downing, nel suo songwriting, nella sua Ascia Metallica e, di rimando, nell’operato di tutta la sua nuova band. Ragion per cui, senza alcuna paura di esser considerato di parte, e tenendo conto che le condizioni avverse sono da sempre state terreno fertile per una fervida creatività soprattutto nell’ambito della musica Heavy Metal, io do il massimo dei voti a quest’album. Sperando che sia riconoscibile a più persone possibile l’operato di colui che l’Heavy Metal in moltissimi sensi lo ha creato. Ave KK. Confido di vederti dal vivo il prima possibile.
P.S.: prima di lasciarvi voglio fare i complimenti a chi ha concepito e realizzato l’artwork per un “particolare nascosto” che solitamente passerà inosservato ai più. Il personaggio in copertina ha dei ciuffi biondi che gli spuntano dal cappuccio, fateci caso. Un ottima maniera per “celare pur mostrando sotto la vista di tutti” l’affermazione secondo la quale il più “Priest” di tutti è e rimane Downing. Davvero i miei più vivi complimenti anche per questo!
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli
















