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KENT HILLI – Nothing left to lose

KENT HILLI – Nothing left to lose

Label: Frontiers

Che fosse un cantante top lo si era capito dalla grande prova al microfono dei Giant ( Shifting time del 2022), ma, certamente, questo “Nothing Left to Lose” proietterà ancora di più Kent Hilli nell’olimpo del metal melodico molto raffinato e cool.

Questo disco dimostra che la scelta di Hilli, di smettere di fare il calciatore professionista, seppur non di primo piano, sia stata azzeccata, dando vita, con i Perfect Plan,  a una ottima band e una produzione discografica apprezzata che gli ha aperto tante nuove opportunità.

Per questa sua seconda prova lo svedese Hilli si circonda di ottimi musicisti, come dimostrano i suoni del basso di Ulrick Lönnqvist e la straordinaria linea chitarristica di Jimmy Westerlund, che segue una parte vocale da brivido, nella iniziale “Too young”. Lo stesso chitarrista è accreditato come coautore della title track, brano piuttosto lungo, che si conclude con un assolo veramente spettacolare e un coro a cappella. Musica per sognare, diceva uno spot radiofonico di RMC, ma qui di onirico c’è tantissimo, con la chitarra che ricorda alcune linee melodiche che hanno reso immortale Steve Rothery dei Marillion, il top, a mio avviso, in questo tipo di orchestrazione.

Oltre a saper suonare e avere idee in fase di composizione, c’è anche una produzione di gran classe a risaltare ogni sfumatura, dello stesso chitarrista, colonna portante degli One Desire. Un riff “circolare” anima “Could This Be Love”, brano comunque valido, con la voce di Kent Hilli che è molto calda e mi ricorda un altro eroe del metal cromato, Benny Mardones. Pura classe aor emerge in “A fool to believe”, con un intreccio portante di chitarra e tastiera degno delle migliori produzioni storiche del metallo melodico e un possibile accostamento con “Shot in the dark” di Ozzy Osbourne, senza nemmeno sfiorare l’ipotesi di plagio, sia chiaro. Fra l’altro non è l’unico passaggio che ad alcuno ha fatto venire l’idea di musica derivata, con citazioni di Defyants e BonJovi. In ogni caso il disco scorre piacevolmente e si sente la cura dei dettagli e la grande classe di tutti i partecipanti. all’operazione. Tempi si abbassano e suoni si levigano con “Everytime we say goodbye” ma il livello è sempre molto alto, anche se non possiamo certo urlare per la sorpresa, visto che gli stilemi del genere sono tutti utilizzati. Echi di Bon Jovi in “Stronger”, brano comunque piacevole, seguita dalla ritmata “Does he love like me”, con i brani che come è evidente anche dalla titolazione, si riferiscono all’amore e su tematiche sentimentali, con un insolito assolo di sassofono di Oleg Lavrentev in “Does He Love Like Me”, scelta che non ascoltavo dai tempi di Everybody’s Crazy di Michael Bolton, una delle pietre miliari dell’aor di tutti i tempi. E’ una specie di invocazione “Start it all over” che si caratterizza per una sinuosa linea chitarristica che accompagna il cantato vibrante di Hilli, che davvero è uno dei migliori interpreti in giro attualmente. Il basso di Ulrick Lönnqvist è protagonista in “Heard it all before”, altra track trascinante nell’ambito hard melodico di collocazione nordica. Molto più aor nel senso classico del termine, con riff tastieristico e la chitarra di gran supporto “Saving Us”, uno dei brani di maggiore impatto dell’intera opera, che manca di un chorus all’altezza della costruzione musicale trascinante del pezzo, comunque notevole. Come spesso avviene, il disco si conclude con una ballata, “Only Dreaming” che è ben eseguita, secondo i canoni classici del genere, con un assolo veloce e puntuale.

Al netto di qualche “scopiazzatura” che diventa sempre più difficile evitare per chiunque, si tratta di un ottimo disco di aor-hard melodico, suonato da musicisti di classe e prodotto molto bene. A me è piaciuto molto.

Voto: 8,5/10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioni
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