La parabola artistica dei Katatonia è costellata di dischi preziosi, strutturati su un livello di qualità alto e lavoro in sede di composizione che potrebbe far impallidire molte produzioni moderne. La band guidata da Jonas Renske non ha mai sbagliato un colpo, forte di un approccio alla forma canzone decisamente molto originale e ispirata. Con loro ci eravamo lasciati con il quasi eccellente “City Burials”, uscito in piena pandemia e ultimo capitolo prima di una crisi che ha toccato la compagine svedese a seguito dello stop forzato di tutto l’apparato musicale a causa dell’emergenza.
Il lago di Mnemosyne nella mitologia greca custodisce attraverso il suo flusso di acqua i ricordi dei morti e fa da leitmotiv al nuovo lavoro della band scandinava. Introdotto da una copertina che ricorda vagamente quella di “Screaming For Vengeance” dei Judas Priest, “Mnemosynean”è più che un disco di inediti, bensì una raccolta di due dischi che racchiude in sè tutti i pezzi pubblicati originariamente come b-sides, ma anche cover, bonus track e quant’altro. Un compendio di tutto ciò che i Katatonia hanno composto in passato ma che o non è stato pubblicato o è passato in sordina. Una raccolta di memorie – se vogliamo legarci dunque a titolo del disco- riproposte e rimasterizzate sotto la supervisione della band e della Peaceville Records, etichetta storica dei nostri.
“Mnemosynean” è strutturato dunque su due dischi, ciascuno che ripercorre un determinato periodo storico della band. Se infatti il primo propone pezzi degli ultimi 15 anni, il secondo va a ritroso nel tempo fino alle origini estreme dei Katatonia. I brani sono stati rimasterizzati a dovere e in alcuni casi remixati (come gli ultimi sei del secondo disco ) e ciò va ad influire più che positivamente sulla qualità di un disco veramente interessante. “Mnemosynean” si piazza nella produzione dei Katatonia come un’operazione di riesumazione di brani scartati e comunque poco conosciuti e che possono attirare sia la curiosità dei non fan e sia fa gioire quelli di lunga data. Un’operazione interessante in quanto ragionata strutturata su un filo logico che conduce l’ascoltatore attraverso i vari periodi musicali che la band svedese ha affrontato nel corso di questi trent’anni di carriera. Un modo per capire la loro evoluzione stilistica che li ha portati poi a diventare la band che conosciamo tutti noi appassionati oggi.
Voto: 8,5/10
Sonia Giomarelli
















