Questo 2025, molto prolifico non solo in termini di numero ma anche di qualità dei dischi in uscita, vede anche la pubblicazione del nuovo album dei tedeschi Kadavar, dal titolo “I Just Want To Be A Sound”. Per chi non conoscesse la band in questione, i Kadavar sono nati verso la fine degli anni 2000 e, perlomeno a inizio carriera, hanno seguito un po’ il trend dell’epoca, che vedeva nuove formazioni “scimmiottare” il sound che andava per la maggiore negli anni ’60 e ’70. A differenza di molte band, anche del mainstream, i Kadavar si sono sempre fatti valere, risultando credibili nella loro proposta — se non altro perché non hanno mai copiato nessuno, ma si sono fatti artefici di un sound che non solo richiamasse i decenni di riferimento, ma che suonasse proprio come se fosse stato registrato in quegli anni.
Questo risultato è stato ottenuto grazie a particolari accorgimenti in fase di mixaggio e arrangiamento, e durante i molti anni sotto Nuclear Blast hanno portato alta la bandiera dello Stoner/Psychedelic Rock.
Abbandonata la nave maestra, hanno poi preferito etichette più indipendenti, certamente allo scopo di ottenere maggiore libertà creativa.
Il risultato non delude certo le aspettative: “I Just Want To Be A Sound” risulta fresco, limpido e convincente. Sebbene cominci in modo un po’ claudicante — almeno secondo me (la prima traccia non è proprio riuscita a catturarmi) — migliora sempre più con il suo incedere e raggiunge vette creative altissime, che a mio avviso trovano il culmine nella centrale “Sunday Mornings”. Questo è decisamente il mio pezzo preferito del disco e rappresenta il meglio che il rock psichedelico sappia offrire: davvero una perla rara.
L’album, comunque, scorre velocemente e non si avverte la presenza di canzoni “filler”; inoltre, il passaggio alla Clouds Hill sembra aver giovato alla band anche in termini di modernità della proposta: ora non sembrano più voler tributare le band del passato, ma proporne una naturale evoluzione contemporanea — e questo non può che essere un pregio.
Consiglio dunque quest’ultima fatica dei Kadavar a tutti coloro che sono cresciuti a pane e Doors, Beatles e Black Sabbath, ma che sono anche in grado di guardare avanti. Tuttavia, anche ai non amanti del genere (come me), quest’album offre diversi momenti degni d’ascolto.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















