Nonostante i tanti anni di attività e le molte uscite discografiche, i Jaded Heart non sono certamente un gruppo top nel metal melodico mondiale, se prendiamo in considerazione le varie griglie che vengono periodicamente pubblicate.
In realtà il gruppo tedesco, con questo “Heart Attack” non si dimostra assolutamente tale, nel senso che il prodotto finale è molto frizzante e di buon livello.
La musica proposta dai Jaded Heart è una sorta di class-hard metal di derivazione americana, dove le tastiere non sono presenti ma è fortemente cercata la componente melodica delle varie canzoni, eseguite con grande precisione e perizia e, ci tengono molto a sottolinearlo, senza contributi computerizzati o sampler vari.
La partenza è alla grande con “Blood red skies” che è veramente un hit di grande livello, melodico ma anche molto aggressivo. Un paragone calzante come riferimento è quello dei Dokken, ma il coro di questo brano coinvolge alla grande e la struttura musicale è di primo livello. Non tutti i brani saranno così, ma il livello compositivo è alto. La chitarra disegna una serie di assoli molto romantici ma anche di notevole incisività metallica, anche quando il gioco si fa più duro.
Si continua con “Sweet sensation” prosegue nel solco del brano di apertura, mentre la titletrack aumenta i giri del motore, sempre all’insegna di una ricerca melodica accompagnata a una struttura hard rock spinta che è la cifra tecnica di Jaded Heart. Pochi fronzoli, ma basso e batteria e chitarra ritmica monolitiche al servizio di una voce sicuramente di qualità.
Il gruppo è compatto e si sente : Johan Fahlberg – vocals, Peter Östros – guitars, Michael Müller – bass e Bodo Stricker – drums, non saranno fenomeni ma ottimi musicisti che hanno un progetto e lo sviluppano senza abbandonarsi a protagonismi personali.
Molto amici degli elvetici Crystal Ball, stavolta non collaborano e questo mi stupisce, visti gli elogi reciproci che si indirizzano ogni volta che possono. Ci sono invece Sascha Gerstner (Helloween) nel brano “Right Now” e Rupert Keplinger (Eisbrecher) nel brano “Heart Attack”. Niklas Dahlin, dalla band svedese Insania, realizza l’assolo chitarristico di “Right Now”.
Tutto è essenziale e la più cadenzata “Harvester Unknown” ne è una ulteriore conferma, mentre “Lady Spider” torna su livelli di velocità discreti, con un coro abbastanza facile da recepire e una sezione ritmica che non perde un colpo. “Descent” ha una linea chitarristica e uno sviluppo che sfiora il plagio di un brano di una band italiana degli anni 90 : potrebbero essere i Sabotage con il grande Morby alla voce e il brano dovrebbe essere “I don’t remenber”, ma potrei sbagliare su nomi, non sulla assomiglianza, in un pezzo comunque molto più lungo degli altri, ben 8 minuti e passa.
Questo piccolo neo non toglie nulla alla qualità di questa prova di Jaded Heart, che scorre con altri brani eccellenti, “Remnants of Before” è un brano di connotati più drammatici, come se il gruppo stesse raccontando una storia. Di “Right now” abbiamo già detto in quanto a partecipazioni, ma è il suo groove, cui lavora con classe la parte ritmica e in particolare un basso funkeggiante, che lo rendono qualcosa di diverso rispetto al resto della setlist, ma molto intrigante e moderno, tanto da consigliare i Jaded Heart a sperimentare ancora sonorità di questo tipo. Un riff molto bello è interno a “It’s about time”, un hard rock melodico di grande spessore musicale e con un coro altrettanto efficace. Le chitarre sono protagoniste anche in “Bridges are burning” dove la velocità si alza e anche la potenza dell’impatto proposto dai tedeschi, con il disco che si chiude con “Midnight Stalker”, altro esempio di hard melodico molto cadenzato.
In conclusione i Jaded Heart, giunti al diciassettesimo album compresi best e live, sono sempre in pista con entusiasmo e qualità. Se vi capitano a tiro, anche in concerto dovrebbero garantire divertimento e qualità esecutiva.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi
















