Dopo avere rappresentato la Bulgaria nella recente finale italiana dell’Eurovision, con il brano “Intention”, che è valso lo sfondamento del milione di ascolti sulle varie piattaforme, l’Intelligent Music Project torna con la sua settima fatica, dal titolo “Unconditioned”.
Il gruppo riabbraccia il grande Simon Philips, famoso per la sua militanza nei Toto e per altre esperienze importanti alla batteria, che assume anche il ruolo di coproduttore musicale, collaborando con il fondatore del progetto e produttore Milen Vrabevski .
Per la terza volta il microfono è affidato a un altro grande del metallo mondiale ; il cileno Ronnie Romero, che ha cantato con Rainbow e Msg, e che assicura una grande capacità interpretativa e presenza scenica, come si è visto a Torino in occasione della kermesse europea, non qualificandosi per la finale, come è normale che sia per una gara che premia l’apparenza e non la sostanza musicale.
Poco male, perché il disco è molto interessante e la classe è il primo elemento che colpisce, ascoltando i brani che sono tutti ben curati e molto diversi fra loro.
Il gruppo è composito e insieme a Simon Phillips e Ronnie Romero, nell’album suonano Carl Sentance (Nazareth), Slavin Slavchev, Lina Nicole, e Borislav Mudolov-Kosatkata ai cori, Dimitar Sirakov al basso, Samuel Eftimov al pianoforte, Ivo Stefanov alle tastiere e Biser Ivanov alle chitarre.
Il brano d’apertura, una intro musicale, è una specie di tributo ai dieci anni di attività della band, scritta dal produttore stesso Milen Vrabesky, che si occupa anche di orchestrazione e archi. “Intention”, proposto in tre versioni, una per il karaoke, è un vigoroso hard rock dal sapore retrò, nella costruzione e nei cori, con un curioso assolo “a girandola” studiato per la tv. Con “Sunshine Boulevard” si rallenta il ritmo e si introduce una vena di tristezza e malinconia che affiora in qualche altro brano, seguita da “How”, pezzo sognante e prevalentemente acustico. Si cambia ancora con “Blue Morning”, che gioca sulla orecchiabilità del ritornello. “Soulmate” è un brano molto più spirituale, con un inizio new age, passaggi acustici all’interno del brano, con la chitarra che torna dura e riffeggiante.
“The Long Ride” è la track che ho apprezzato maggiormente, per la sua composizione e dinamismo, l’incisività del ritornello e la profondità dell’assolo. “Madness” si muove in ambito folk-acustico, con tanto di fisarmonica, che ogni volta mi fa venire in mente l’uso straordinario di questo strumento fatto da Alfie Zappacosta nel bellissimo “Innocence ballet”, perdendo il confronto in modo netto.
La varietà cui accennavo prima arriva ancora con l’hard rock di “And Stars never fall”, cui segue l’intimista “Spirit”, molto dolce e molto bella, subito seguita da un brano che sembra provenire dall’hard rock 70-80, ovvero “Wait for the night”, mentre “New Hero” propone un marcato controcanto femminile per un pezzo molto raffinato. “Finale Grande” è una specie di outro strumentale, molto sinfonica, che riprende, ampliandole e modificandole, le melodie di “Spirit”.
Buona prova, con notevoli spunti, per questo ensemble che non lavora sistematicamente insieme e che però unisce energie musicali e creative molto interessanti. Il flop all’Eurovision, a questo punto, è una medaglia per loro.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















