Gli Infernal hate sono una band brutal death formatasi nel 2000 in Spagna, e nello specifico nelle Isole Canarie. Purtroppo non sono una band particolarmente prolifica dato che con 22 anni di carriera siamo solo al quarto album ed il primo è datato 2003; quindi due demo, un secondo album, un EP e quindi un album nel 2011. Quindi silenzio fino allo scorso anno in cui hanno rilasciato ben quattro singoli(per altro alcuni menzionati qui sotto nelle top songs per me) ed ora il quarto lavoro. Va ammesso che il cambio di lineup può aver rallentato i processi di composizione e di registrazione, ma in questo momento storico in cui le novità durano meno di un anno, il far passare così tanto tempo tra un album e l’altro è deleterio per la band; oltre al fatto che il cambio di un solo membro non può/dovrebbe ermare per così tanto tempo una band.
Tornando a questo loro lavoro, uscito per Art gates records, dal titolo “The order of the black kestrel” siamo di fronte a otto tracce belle solide e con uno stile assolutamente inconfondibile per il genere. Dunque 2nulla di nuovo sotto al sole” ma in questo caso non è proprio così.
Una batteria schiacciasassi, che non fa sconti e non fa prigionieri; una voce che dire rabbiosa e primitiva è poco, delle chitarre super affilate che tagliano di dritto e di rovescio l’ascoltatore, senza il minimo rimorso. As usual nel metal, specie nell’estremo, il basso si sente poco o nulla(ad esclusione in questo caso dell’ultima traccia in cui è percepibile in “tutto lo splendore del techicolor”); ma si capisce, in questo caso, che è nelle retrovie a supportare il collegamento tra sezione ritmica furente ed altrettanto furente combo di chitarre e voce.
A differenza di altre situazioni abbiamo anche dei synth e delle “intrusioni” non consuete, che riempiono e fanno, appunto, delle comparsate come: suoni ancestrali, orchestrazioni, chitarre classiche e così via.
Per quello che riguarda le scelta di post produzione; ammetto che la doppia cassa mi risulta un pochino “secca” ovvero si sente parecchia “punta” e un pochino meno di corpo; Capisco il dare l’effetto della mitragliatrice, ma così risulta un pochino disturbante.
Per il resto siamo in ambito brutal death, in tutto e per tutto, anche per la parte di post produzione.
Personalmente ho apprezzato molto l’opener “Aprositus” con testo in latino o almeno così si percepisce in più punti, “Hidden knife”, “Empirical knowledge” e “Vulcanoapocalypsis”.
Come sempre vi invito a sentire l’album nel suo complessivo e decidere le vostre tracce preferite.
Concludendo: un lavoro buono, con delle idee interessanti e con delle potenzialità piuttosto alte. Resta il fatto che dieci anni di silenzio e undici dall’ultimo album è troppo per “solo” otto brani; avessero fatto un doppio album da quaranta canzoni avrei capito le scelte tempistiche ma così è un po’ poco. Detto questo auspico che la band possa fare nuovamente capolino sul mercato, possibilmente non tra undici anni, con nuovo materiale di questa caratura.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















