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Infernal Angels, “Non c’è nessuna scena Italiana, mai c’è stata e mai ci sarà”

Infernal Angels, “Non c’è nessuna scena Italiana, mai c’è stata e mai ci sarà”

"Il panorama musicale è saturo, sempre più band nascono, occupano spazi, magari evitando la gavetta con qualche “stratagemma” e poi dopo qualche tempo, quando capiscono che non è la loro vera strada, scompaiono"

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Nekroshadow: Che dire, si tratta del quinto album, di certo è il più diverso di tutti per quanto riguarda il nostro sound, si tratta di una evoluzione, pur sempre in una sfera puramente black metal connotato da elementi ritualistici, aspetto che avevamo già abbracciato nello scorso disco, in questo caso più sperimentale e spontaneo sotto tutti gli aspetti, credo abbia sottolineato in un certo senso quella che è la nostra identità, specificamente quella di questa line up.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

XeS: La band è nata in Basilicata alla fine degli anni novanta, sotto un altro moniker. Nel 2002 con l’ingresso di altri membri fissi cambiammo nome e iniziammo la nostra avventura. Durante tutti questi anni molti musicisti sono passati fra le fila degli Infernal Angels, specialmente da quando io mi sono trasferito nelle Marche, ma nonostante le difficoltà avute nel corso degli anni, siamo ancora in pista, perché la dedizione e la passione non è mai venuta a mancare.

Come è nato invece il nome della band?

XeS: Fu ispirato dalla passione che il nostro bassista aveva per il Paradiso Perduto di Milton, tema che poi fu anche trattato sui due demo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Nekroshadow: In questo caso ci siamo cimentati nelle varie rappresentazioni del male all’interno del misticismo ebraico, definite “Qliphoth”. Nella Kabbalah tale “regno del male” è anche definito con il termine aramaico “Sitra Achra” che sta per “l’altra parte”, quella “opposta alla santità”. I testi sono la parte fondamentale, attraverso il concept, di conseguenza strutturiamo i nostri brani.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Nekroshadow: In primis credo per la costante presenza massiccia della componente ritualistica, della sua ferocità sotto ogni aspetto, ma del resto sta agli altri giudicare.

Come nasce un vostro pezzo?

Nekroshadow: Non c’è un metodo ben preciso, vivendo distanti l’uno dall’altro, proviamo solamente in vista dei live, dunque siamo abituati a comporre ognuno per conto proprio, registriamo le nostre idee e ce le giriamo, ne parliamo e giudichiamo insieme, cosa aggiungere, cosa cambiare e non.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Nekroshadow: Personalmente mi sento legato a “The Eternal Fire of Golachab”, trovo che sia il più divertente da suonare.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Nekroshadow: L’attuale scena black islandese, primi fra tutti Svartidauði e Sinmara.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Nekroshadow: Avevamo diverse date fissate, di cui una anche in Repubblica Ceca, tutte cancellate o rimandate a causa dell’emergenza Covid-2019. In questo momento è molto difficile prevedere a causa di tutto ciò. Si spera che questa situazione finisca il prima possibile per poter riprendere tutte le attività.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

XeS: No, almeno non a breve.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

XeS: Non c’è nessuna scena Italiana, mai c’è stata e mai ci sarà sia fra le band, che fra il pubblico che ne fruisce. Ci sono solo delle band valide e band meno valide. Il panorama musicale è saturo, sempre più band nascono, occupano spazi, magari evitando la gavetta con qualche “stratagemma” e poi dopo qualche tempo, quando capiscono che non è la loro vera strada, scompaiono. Intanto però magari hanno tolto “visibilità” a band forse più meritevoli e sicuramente più vere a livello attitudinale. Ai live si vedono sempre poche persone e il mercato musicale è in perenne crisi. Magari dopo che queste privazioni della libertà, dovute a questo virus, finiranno, molti smetteranno solo di supportare i grossi eventi, ma si godranno anche del sano underground.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Nekroshadow: Mi piacerebbe capire prima o poi secondo quale criterio “Encyclopaedia Metallum” ci classifica come “Melodic Black Metal”, ciò resterà per sempre un mistero hahaha.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

XeS: Non credo che quello che si suona debba valorizzare come musicista, ma credo che quello che si suona debba accrescerti spiritualmente. Certo, la conoscenza dello strumento è fondamentale, ma ripeto quello che uno suona deve essere lo specchio dello spirito e non un mero esercizio tecnico.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

XeS: Nergal, personaggio controverso e provocatorio. Musicista dal talento smisurato. Anche se l’ultimo album dei Behemoth non mi ha entusiasmato, ritengo Nergal un artista immenso.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

XeS: Follow the Adversarial Fire.

Maurizio Mazzarella

Tags: interviste
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