Uscita un po’ inusuale per gli alessandrini Infection Code, band che ruota intorno a due elementi base, Gabriele Oltracqua alla voce e Riki Porzio alla batteria, con un disco a sei tracce per un totale di 29 minuti di musica che rendono questa uscita, che segue di un anno l’ottimo “Culto”, una via di mezzo fra un ep e un full lenght tradizionale. A parte queste disquisizioni, quello che vale la pena di approfondire è la proposta musicale degli Infection Code, basata su una aggressiva dose di industrial metal con influenze death e dark e anche prog decisamente evidenti.
Non ci sono tanti riferimenti nella documentazione allegata alla musica, quindi non si comprende se “The Reptilium Arcanis” abbia a che fare con la vecchia diatriba sulla presenza nel mondo di rettiliani che diversi complottisti ogni tanto tirano fuori. Rimanendo nel dubbio se gli Infection Code vogliano esplorare a livello di liriche questo tema, la musica parla da sola.
La partenza è molto diretta con “Pater Serpentium”, chitarre distorte, una batteria molto marziale e un senso di oppressione che arriva anche dalla voce, che Oltracqua propone con un growl definito e potente. “Mater Vermium” è ancora più aggressiva con una specie di blast beat industriale, selvaggio e roboante, che affianca la voce e introduce un riff di chitarra pulito, per una composizione molto particolare e convincente, arricchita con qualche effetto nel finale, dove la ritmica cambia forma.
La band è attiva dal 1999 e ha realizzato ben 9 album e diversi ep, ma dimostra ancora la grande voglia di suonare, come nei sette minuti di “False Messiah Squad”, brano più rumoristico, si cerca anche una linea vocale più lineare, con una specie di ritornello, seppure distorto e malato. Tutto questo sfuma in una specie di musica rituale che conclude tutto.
“Fermi Paradox” è un brano inquieto, almeno sotto l’aspetto ritmico, assumendo una postura marziale nel suo svilupparsi, mentre “World Eating Queen” propone un cantato con spunti horror, mentre la musica è cambia forma, introducendo aspetti anche particolari, come certe atmosfere che sembrano virare verso un prog alla Unleashed, ma sono impressioni che vengono spazzate via dall’ennesimo, repentino cambio di ritmo e di atmosfera.
Il disco si chiude con un altro brano piuttosto lungo, “King Among The Insects” accentua quelle influenze death cui accennavo in apertura, sia pure in un contesto pienamente industrial. E’ questa la caratteristica più evidente di questo “The Reptilium Arcanis”, opera sicuramente interessante e che merita di essere apprezzata, anche con ascolti attenti e diluiti nel tempo.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















