Terzo full-length per gli Imminence, o dovrei dire terzo album 2.0; dato che è un insieme tra il vecchio album del 2019 e l’EP uscito nel 2020.
Questo è di fatto la riedizione del vecchio album e l’aggiunta del EP acustico più alcuni brani “live studio version”.
Gli Imminence sono un gruppo metalcore in attività dal 2009 e al loro attivo hanno la bellezza di sette singoli, quattro EP e tre album più questo.
Questa nuova edizione è uscita lo scorso 27 novembre scorso e tutto sommato la scelta di fare la versione acustica del precedente album, grazie anche al cantante che è anche violinista, rende interessante la loro proposta.
Si avete letto bene il cantante è anche violinista. Certi meccanismi nelle fasi di arrangiameto rende più interessante la proposta del metalcore che la band svedese. La produzione è, ovviamente, sparata parecchio in alto. E’ ultra pompata e super curata, come il metalcore di livello richiede, con synth in arricchimento. Basso saturo e ben percepibile; chitarre droppate e cariche; batteria interessante, bella rotonda e piena di groove; inoltre è piuttosto varia pur essendo basica.
La voce è interessante, passa dal pulito allo scream senza grossi problemi e con un certo appeal.
Quindi possiamo sentire in modo perfetto ogni singolo strumento in modo chiaro, nessuno prevale sugli altri e anche la voce è amalgamata al meglio senza risultare troppo “indietro” o troppo “avanti”.
Quindi abbiamo i primi quattordici brani del lavoro del 2019, quindi abbiamo tre tracce “Live in studio”, rispettivamente: “Paralyzed”, “Saturated soul” e “Infection”. Quindi ciunque brani acustici: “Erase”, “Saturated soul”, “Paralyzed”, “Disconnected” e “Infectious”. Possiamo sentire tre versioni di questi brani, dato che avrete notato gli stessi titoli.
A livello puramente personale devo ammettere che le versioni acustiche sono interessanti e danno dimostrazione che gli Imminence sono in grado di andare oltre gli stilemi base del metalcore e del loro modo di proporsi. Come ho indicato sopra l’aggiunta del violino rende il tutto molto intimistico e coinvolgente. Persino nella parte acustica la produzione è interessante, curata e di altissimo livello.
Difficile scegliere quali brani possano essere i migliori; ci sono le due parti della stessa medaglia. La prima parte rabbiosa, aggressiva e quasi violenta, la seconda quasi timida ed intima ed introspettiva.
Quindi vi posso provare ad accennare: “Paralized” in tutte e tre le versioni, “Scars”, “Saturated soul” in tutte e tre le versioni, “Death of you”, “Room to breath”, “Erase” sia in acustica che in elettrica.
In sostanza, questa nuova edizione di “Turn the light” non è per nulla un modo equivoco di fare soldi “riscaldando la minestra”, ma viene data la possibilità oggettiva di comprendere un lavoro più completo e sostanzioso. Va ammesso però che deve piacere anche l’arrangiamento acustico e si deve provare la capacità empatica d’approccio.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















