Icon Of Sin, esce in questi caldissimi giorni il nuovo album di zecca della band brasiliana per la nostrana Frontiers Records.
La band guidata dall’ugola d’oro Raphael Mendes arriva in questa afosa estate 2023 con il secondo album della carriera della band intitolato: Legends.
La band consta di ottimi musicisti, tra cui i bravissimi Sergio Mazul (Semblant) and Marcelo Gelbcke (Landfall) in veste di songwriters e produttori del disco.
Sembra una ovvietà, ma è quasi inutile dire che la band e il disco sono praticamente “cuciti” addosso alla voce di Mendes, che scimiottando esattamente come fa nei sui buffi sketch su Youtube la voce del maestro dei Maiden, ci dona dieci pezzi perfettamente sulla linea della band madre, con forti richiami al Metal Classico in generale (vedi Judas e Saxon).
La questione con prodotti del genere non è tanto la qualità in se del prodotto – la produzione è ottima, i livelli sono perfetti e il mix è accurato, molto definito e patinato. Teso a valorizzare i primis la voce di Mendes e il corpus sonoro del disco.
Il punto centrale – e puramente “artistico” – è il senso di un prodotto che sin dall’inizio è stato concepito per portare in risalto una sorta di “fenomeno” della voce…mi spiego meglio, c’è stato un tempo dove personaggi come Mendes erano lampi di luce tra le varie demo-tapes che arrivavano nelle varie redazioni. A volte questi promo potevano compiacere qualche appassionato delle band storiche nel vedere un piccolo miracolo, un cantante che aveva la voce così simile a un grande della scena Metal mondiale.
Ma ciò a meno che non si concretizzasse in un progetto articolato e soprattutto con Personalità, rimaneva un episodico aneddoto di qualche giornalista con tanti anni di esperienza.
Non si aveva un disco prodotto e pubblicato da una signora casa discografica.
Il senso di questo mia dissertazione è che al giorno d’oggi davvero chiunque può fare un disco…e da un lato è un simbolo della totale libertà che le nuove tecnologie danno alla società, ma dall’altro non si ha più quella “scrematura” che portava al tanto e agognato Disco prodotto in modo professionale. A cui arrivava solo chi aveva caratteristiche basilari per un salto di qualità: tecnica, gusto, personalità, professionalità, suono, groove e quel “qualcosa” in più rispetto alla media.
Legends non colpisce per originalità, non colpisce per senso artistico, non colpisce per evoluzione sonora e non è al passo con i tempi odierni. E’ un album con un forte amore di un schiera di musicisti per un genere che ha avuto il suo picco negli anni ’80 e da allora si continua a trascinare sugli allori di quei tempi.
La parte tecnica non è in discussione, la band suona in modo fantastico, Mendes ha una voce strepitosa.
Solo che dovrebbe porsi nel mondo professionistico con quello che è lui veramente con la sua personalità (se ne è in possesso) e non come pantomima di un maestro assoluto del Metal mondiale.
Icon of Sins rimandati al prossimo album, dove speriamo avranno qualche contenuto un po’ più solido e personale nel loro portfolio. Nel mondo odierno, con la tecnologia che da la possibilità di fare un disco di livello anche sulla poltrona di casa, la Personalità è tutto. Senza di essa si è solo dei personaggi da social media.
Voto: 7/10
John Sanchez















