L’evento musicale di punta del Lucca Comics and Games 2022, edizione da record nella storia della manifestazione, era certamente il concerto dei Rhapsody of Fire, preceduti dai Moonlight Haze della cantante Chiara Tricarico.
Un binomio molto atteso, visto che il gruppo triestino rappresenta una delle migliori espressioni al mondo del metal epico e fantasy, mentre proprio la cantante del gruppo spalla aveva generato curiosità con la sua partecipazione al nuovo ep di Manowar con un duetto con Eric Adams, di grande livello.
Quindi, se l’assenza dei Moonlight Haze, per quanto dicevo prima, causata da problemi legati al covid, può avere deluso qualcuno, la grande performance dei Rhapsody of Fire ha travolto tutto e tutti, grazie a novanta minuti di altissima qualità musicale, empatia e feedback con il migliaio di presenti e una setlist scelta apposta per il palco di Lucca e per i frequentatori della rassegna, cui hanno regalato anche l’annuncio in assoluta anteprima della creazione di un gioco da tavolo ispirato proprio alla musica del gruppo italiano.
I Rhapsody of Fire si confermano band straordinaria, compatta e assolutamente perfetta nei tempi, nella orchestrazione e nella resa sonora, cui ha certamente contribuito Aldo Lo Nobile dei Secret Sphere alla consolle. Un suono corposo ma non distorto, ben distribuito anche grazie a un Palatagliate che ha subito tanti oltraggi nella sua difficile esistenza, a cominciare dal montaggio del tetto alla rovescia, ma che offre una inaspettata, ottima resa acustica, premiando la azzecatissima scelta dello staff di Lucca Music and Games che per la prima volta ha dirottato qui le performances degli artisti della musica.
I musicisti hanno dato prova di classe, carica e grande rispetto per il pubblico. Il cantante Giacomo Voli, vincitore dell’edizione 2021 di All Togheter Now, talent Mediaset, si è espresso alla grande, sollecitando i fans con cori e uno scherzoso “prego” richiesto dopo ogni ringraziamento, generando grande simpatia. Le sue doti vocali sono ormai acclarate e anche l’effetto dell’eco che spesso accompagnava le sue tonalità più alte, è risultato veramente appropriato.
Alex Staropoli con la sua apparente distanza dal fronte del palco, sovrasta tutto con la sua magica tastiera e non ha bisogno di fare qualcosa di clamoroso per affermare il suo carisma e il suono del suo Roland che catalizza la musica dei Rhapsody of Fire.
Più o meno la stessa valutazione che posso umilmente attribuire a Roby De Micheli che suonando alla grande il suo strumento, non ha bisogno di prove da divo per dimostrare di essere un grande virtuoso delle sei corde, con una ritmica perfetta e assoli ben calibrati e mai autoreferenziali, mettendo sempre la sua esecuzione a disposizione della band.
Alessandro Sala con il suo basso a sei corde tesse la trama ritmica con grande precisione e autorevolezza, risultando in ogni passaggio trascinante senza perdere il ruolo che da sempre questo strumento ha nel metal e nel rock in generale.
Paolo Marchesich alla batteria è preciso e potente, con Giacomo Voli che spesso ne sottolinea l’importanza e l’impegno che richiede scandire il tempo in una band di questa portata. Lui lo fa molto bene e contribuisce alla creazione di un muro di suono molto intrigante.
Una menzione anche per Giovanni Davoli, gentilissimo con il sottoscritto prima del concerto, durante il quale ha suonato in un paio di brani la sua vera cornamusa con abilità, suscitando molta emozione per l’arricchimento che questo insolito strumento ha dato ai brani a cui ha partecipato.
Dopo l’introduzione di “Tales of a hero’s fate” con la voce di Cristopher Lee, si entra subito nel vivo con “I’ll be your hero” e “Chains of Destiny”. Non ci sono cedimenti e l’epicità, termine spesso evocato da Voli come fil rouge dell’esibizione, viene alimentata da “The legend goes on” e “The courage to forgive”. E’ un po’ accorciata la versione di “March against the tyrant” cui segue il primo brano che registra il valore aggiunto della cornamusa di Davoli, ovvero “March of the Swordmaster”, che torna anche in “Terial the Hawk”, tratta dall’ultimo disco in studio dei Rhapsody of Fire. Fra le due “Dawn of victory” che ha minato le fondamenta della struttura sportiva che ospitava il concerto, quando tutti i presenti hanno intonato “Gloria perpetua”, coro che anima il brano e che, credo, sia per questo uno dei pezzi più conosciuti di questa stratosferica band, che ha comunque una produzione di grande livello a cui attingere.
Si viaggia sempre con grande velocità e potenza grazie a “Master of peace” e “Rain of Fury”, prima di giungere al passaggio di relativa tranquillità con il lento e melodico “Un ode per l’eroe” , versione in lingua italiana di “Magic Signs”, proposta in un ottimo video uscito in concomitanza con l’ultimo album “Glory for Salvation”. “Holy Thunderforce” e poi i bis “Son of vengeance”, ”Kingdom of ice”, ”Land of Immortals” e ”Emerald sword”, compresa l’outro sempre affidata alla voce di Cristopher Lee, concludono nel migliore dei modi un grande concerto, che ha esaltato tutti i presenti, molti dei quali giovani o giovanissimi, tema che ho sviluppato in una intervista con Roby De Micheli che pubblicheremo a breve.
Gloria Perpetua ai Rhapsody of Fire e complimenti anche allo staff di Lucca Comics and Games che ha organizzato, con la Live Emotion Group, questo grande evento che ha emozionato e esaltato il pubblico presente.
Massimiliano Paluzzi















