Il nome è importante e la carriera prestigiosa. Oliver Hartmann ha legato il suo nome e la sua musica a diversi gruppi importanti, come gli Avantasia e, soprattutto, gli At-Vance, con il quale ha registrato ben 9 album. Niente male anche la sua carriera solista, che ha preso il via nel 2005 con “Out in the cold”, disco giudicato molto bene dalla critica come espressione del migliore hard rock melodico tedesco. Oggi, a distanza di anni e tante altre esperienze, fra cui anche la tribute band teutonica dei Pink Floyd, Echoes, Hartmann fa uscire questo “Get over it” che si muove su coordinate sonore piuttosto simili a quello degli esordi, ma con sfumature diverse, che rendono piuttosto particolare questo platter.
Infatti non siamo nel territorio dell’aor, come vorrebbe asserire la biografia , perché manca l’apporto delle tastiere e di suoni levigati, visto che Hartmass preferisce agire nell’ambito del rock’n’ roll classico, fortemente melodico e con tante venature acustiche. Altra caratteristica decisamente poco usuale l’uso di cori femminili tipici di altri generi, per cui possiamo parlare, se proprio vogliamo etichettare questo “Get over it”, come espressione di un filone nuovo o comunque poco battuto, il romantic metal.
“Get over it” segue la raccolta di hits del 2020 “15 Pearls & Gems” che festeggiava i 15 anni di carriera e propone musica inedita con Oliver Hartmann voce e chitarra, Mario Reck alla chitarra, Armin Donderer al basso e Markus Kullmann alla batteria.
I brani sono prevalentemente hard rock ( “Remedy”, “One Step Behind”, la title track) con i cori che abbiamo detto, sempre con una matrice romantica, con assoli in linea con questa tendenza, ovvero poco marcati e piuttosto rarefatti.
Tutto questo non vuole dire certo che il disco sia brutto, tutt’altro. Il brano migliore, a mio avviso, è “Just drive” che mi ha fatto pensare alla migliore produzione di un grande dell’aor, Gregg Giuffria. Qui emerge la grande classe esecutiva della voce di Hartmann.
Ci sono poi una serie di brani che possiamo definire ballate semiacustiche che ricordano certe ultime produzioni di Mike Tramp, cantautorali, come “In another life” oppure “The movie’s end” e “Can’t keep away from you”, dove peraltro l’acustico diventa prevalente.
Sulle stesse frequenze “Stay true to me”, mentre è davvero apprezzabile la divagazione verso il funky-metal di “What you give is what you get” , arricchita da un coro femminile ispiratissimo.
La conclusione di questo disco, che ha un retrogusto anche malinconico, esalta questa sensazione : “When we were the young” sembra tratteggiare il mood negativo che prende ogni uomo quando analizza il tempo che passa, con tutte le sue implicazioni anche negative, tristi.
Un disco da ascoltare con lo stato d’animo giusto, un’opera romantica dal forte connotato personale e dal gusto musicale raffinato.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















