Altro disco che affonda le sue radici nel periodo pandemico, “Rise & Fall” dei Cellar Stone è senza dubbio un ottimo prodotto, ben eseguito e decisamente prodotto nel migliore dei modi.
Il gruppo greco, alla seconda uscita, propone un genere classificabile nell’ambito molto generale del power metal, ma sono molte le influenze che si avvertono e c’è poi il lodevole tentativo di non dare vita a un album monocorde, ma i brani risultano piuttosto diversi fra loro.
Certamente risalta l’ ottima produzione, che ha visto la partecipazione di diversi soggetti alle varie fasi realizzative, partendo dalla registrazione, per arrivare al mixaggio finale, che si è sviluppato sia in terra ellenica che in Usa.
Il suono risulta definitivo, aggressivo ma limpido e il bilanciamento fra le varie componenti è decisamente azzeccato. C’è poi anche la partecipazione del frontman dei Black Stone Cherry, Chris Robertson, che regala ai greci un grande assolo nel brano “ War we can win”, facendo la sua ottima figura.
Forti di un contratto pluriennale con ROAR Records, la band tenta il salto di qualità con questo secondo album, che parte subito forte con il metal classico di “Borrowed Time”, subito raddoppiato da un altro brano trascinante, “Going Under”, che si caratterizza per un ottimo, quanto prolungato, assolo. Il mix letale fra il power e il death è la cifra stilistica di “Time to fall”, brano che non suona originale ma che è molto bello. Di “War we can win” abbiamo già detto, mentre “To the core” è sicuramente diverso dai precedenti episodi di “Rise & Fall” per la sua venatura hard rock, un retrogusto acustico e un assolo che tradisce l’amore della band per il blues, che si manifesta in più di una occasione.
Le varie canzoni sono state composte durante il lockdown in un piccolo villaggio sul mar Egeo, e i testi e in generale il mood dell’opera risente sicuramente delle restrizioni sanitarie e del pessimismo che si respirava in quei momenti.
Il disco prosegue comunque con un buon groove, segnato dal notevole lavoro della sezione ritmica di Akis Rooster al basso e George Karlis alla batteria, mentre alla voce c’è Aris Pirris e George Maroulees è il chitarrista.
Con “Though my veins” fa la sua comparsa un’altra influenza inevitabile per un gruppo di questo tipo, ovvero il thrash, soprattutto nelle linee vocali, che sono decisamente ricercate in “Demons” che si basa su un riff power. L’invocazione “Save Me” è al centro del brano più lento e malinconico del lotto, ancora condito da un ottimo passaggio solistico della sei corde. Per finire arrivano tre pezzi dove troviamo le radici hard-blues più marcate : “Storm is coming”, la title track e “Run Away”, che confermano la qualità di fondo di questo “Rise & Fall”.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















