Kai Hansen in crisi mistica o in crisi di identità ?
La decisione di mettere in pausa forzata i Gamma Ray per concentrarsi sulla reunion degli Helloween ci può stare, ma che senso ha pubblicare un disco solista del genere? In più, sfruttando un logo che, per caratteri e impostazione grafica, richiama proprio quello delle zucche di Amburgo.
La penna è ancora buona, per quello che si è visto negli Helloween, dove ha firmato “Majestic” e “Skyfall”, ma non si direbbe dopo aver ascoltato questo disco, che propone un miscuglio tra hard rock, metal melodico e altri innesti di modern metal e industrial, buttati lì un po’ a caso.
Molto buona l’opener “Feeding The Beast”, che lascia presagire un certo tipo di disco. La seconda traccia, “Welcome To Life”, presenta dei passaggi funky-reggae che, nel complesso, non fanno di certo del brano qualcosa di malvagio. “Don’t Care”, invece, sembra un pezzo anni ’80 con il cantato di Mo-Do in stile “Eins, Zwei, Polizei”: sicuramente a Hansen non mancano né il coraggio né la sfrontatezza.
“Wait And See” parte invece con una melodia simil “Profondo Rosso” e attacca con un ottimo riff di chitarra metal, salvo poi iniziare a cantare con voce filtrata, in chiave moderna, per una sorta di Marilyn Manson de noantri.
“Born With A Hammer” è lunga, melensa e caratterizzata da un maldestro tentativo di emulare i Queen, in una sorta di delirio musicale: otto lunghissimi minuti senza alcun senso logico. Verso la fine c’è anche un tentativo di emulare se stesso, o meglio, i Gamma Ray.
“I.D.G.A.F.” inizia con un riff di chitarra che scopiazza quello di “Night Buzz” di John Norum, dall’album “Face The Truth”, ma questa è praticamente la cosa migliore del pezzo, che poi scade nella banalità più assoluta.
“End Of The Road” è un brano piacevole e molto melodico, mentre “Triple Trouble” è un tentativo di comporre qualcosa di buono, con una melodia di chitarra pregevole, che però viene rovinata da un refrain di una piattezza unica, che potrebbe scrivere chiunque, me compreso, che non sono un musicista.
“Invaders” è uno dei pezzi migliori del lotto, insieme alla traccia d’apertura, e anche quello musicalmente più affine alla carriera di Hansen con i Gamma Ray. Niente che faccia gridare al miracolo, ma per lo meno è un pezzo decente.
“Wonderland” è un brano altrettanto discreto, con chitarre dal sound thrash, un ritornello melodico e sfuriate power-speed-thrash.
Nota positiva? Che per fortuna il disco è corto: dura 45 minuti scarsi. E per fortuna, direi! Altrimenti, sai che due meloni?
Questo disco l’ho anche comprato e mi sa che lo ascolterò molto poco. Se il primo “Hansen & Friends” era discreto, questo rappresenta un notevole doppio passo all’indietro.
Tranne 3-4 pezzi, il resto è veramente un insulto alla carriera di uno del calibro di Kai Hansen, uno dei padri del power metal.
Pezzi da 4, altrettanti da 6: la media matematica dei dieci brani che compongono il disco verrebbe forse più vicina ad un 4,5. Arrotondiamo per eccesso a un 5 politico.
Voto: 5/10
Stefano Gazzola

















