Il dodicesimo album da studio degli statunitensi Anthrax, diciamolo subito, delude, specialmente per chi li ha visti pochi mesi fa incendiare il palco di Ferrara e dimostrare di essere una macchina da guerra metal fra le migliori in assoluto.
Non ci sono tante idee e il risultato è inferiore alle aspettative, specialmente se paragonato ai capolavori del passato, pur restando un disco di buon livello. “Cursum Perficio” sembra una specie di passo d’addio discografico.
L’iniziale “Persistence of memory” lascerebbe pensare a un collegamento con un un grandissimo disco del passato (Persistence of Time) ma si tratta di una semplice intro, cui segue “The Long Goodbye” brano piuttosto ordinario, nel senso che è un heavy metal aggressivo ma poco originale. La temperatura si alza con “It’s for the kids” che si rifà alla classica produzione del gruppo newyorchese, compresa una resa vocale di Joe Belladonna sulle consuete tonalità.
Perché forse è proprio questo il lato che rende non brillante questa prova degli Anthrax, le linee vocali troppo scontate che rendono i brani poco aggressivi e lontani dalla classica produzione Anthrax, tanto che se si accostano le due produzioni, è certamente più aderente al passato del gruppo l’ultimo disco dei Game Over, recensito su queste pagine qualche giorno fa. I ferraresi suonano molto più Anthrax degli Anthrax di questo disco. Sembra strano, ma è così.
In ogni caso, siamo di fronte a una band ovviamente di gran livello tecnico, come dimostra “Everybody’s gotta a plan” brano non troppo spinto. Si sfiora il black metal in “The Edge Of Perfection”, con uno stravagante e sorprendente blast beat di un immenso Charlie Benante e uno sviluppo particolare della song, con un coro che divarica la percezione dell’ascoltatore. “Infectious” ristagna nella mediocrità, non c’è quella spinta propulsiva che per anni ha regalato dischi straordinari, a partire da “Fistful of Metal” in poi. Dopo arriva la serrata “NYC” che è una descrizione della propria città…finalmente si sente il grande basso di Frank Bello, devastante dal vivo, ma un po’ in ombra in questo album. Spazio anche alle due chitarre di Ian Scott e Jonathan Donais, che eseguono assoli brevi e essenziali, ma molto efficaci. Più articolata e progressiva “Cursum Perficio” che potrebbe essere quasi un preannuncio di conclusione di carriera di questa straordinaria band….la ripetizione della frase “The Time is Over” potrebbe fare pensare a questo. Del resto, che la vena compositiva sia un po’ inaridita sembra abbastanza evidente e il materiale per distruggere tutto in sede live non manca… Una batteria tonante innerva “TOMB”, dove c’è spazio anche per gli assoli delle chitarre e del basso, mentre le linee vocali sembrano meno ispirate. Si riaccelera con “Wacht It Go” , mentre “My Victory” chiude con una certa potenza un disco che non è certo brutto in assoluto, ma dagli Anthrax ci aspettiamo molto di più.
Voto 6,5 / 10
Massimiliano Paluzzi

















