Quest’anno ricorre il decennale della scomparsa dell’indimenticato/indimenticabile front-man degli svizzeri Gotthard, Steve Lee. Tra i programmi pre-emergenza covid c’era appunto un concerto commemorativo che la Hard Rock band elvetica doveva tenere entro l’anno. E nonostante il lockdown ha rovinato i loro piani, i nostri si sono rifatti con questa pregevole uscita discografica. Una compilazione di registrazioni da archivio tutte in unplugged. Ovviamente, tutte con Lee alla voce. Tra le quali, due inediti: le festosa e folkeggiante “Tarot Woman” e la cover dell’imprescindibile standard AOR/FM Rock “Eye Of The Tiger” dei Survivor. Presente in coda all’album anche in una magistrale ed hardeggiante versione elettrica. Generalmente, possiamo garantire sulla qualità dell’intera compilazione, anzi apprezzando con malcelata nostalgia l’inedito Lee alle prese con la dimensione acustica, la quale è sempre stata presentata in appendice ad ogni loro concerto (parlo per esperienza personale, avendo visto la band dal vivo nel 2008). L’intima dimensione unplugged colora il miglior materiale dei Gotthard di sfumature Country/Folk assolutamente da incanto. Non da meno per la splendida, personale e sleazy-eggiante voce del compianto Steve. La presenza di ballad è la più gettonata nella scaletta, ma un classico più ritmato come “Lift U Up” e la cover celeberrima di “Hush” sono ugualmente apprezzabili, anche grazie ad alcuni arrangiamenti orchestrali di contorno capaci di aggiungere valore alle registazioni. E una lacrimuccia addirittura scende durante l’interpretazione particolarmente accattivante di “In The Name” e soprattutto “And Then Goodbye”. Cosa dire… uno stupido incidente stradale ha privato tutti noi di una delle più roventi e “feeling-eggianti” voci Hard Rock dell’era contemporanea. Ci piace sperare che, anche grazie a “Steve Lee: The Eyes Of The Tiger”, l’eredità non vada mai perduta. Al Cielo, Steve Lee. Sarai sempre ricordato come un Grande.
9/10
Alessio Secondini Morelli















