Una doppia cassa tellurica e un riff speed-thrash tanto classico quanto spettacolare , sono la spina dorsale di un grande brano come “A new kind of hero” che apre il disco con questo ottimo biglietto di presentazione. I Flotsam and Jetsam sono un gruppo storico, non fortunatissimo rispetto agli altri della sua levata, ma certamente di grande spessore della Bay Area.
Li ho visti recentemente al Borderline di Pisa e l’unica cosa che è cambiata nel corso degli anni è l’età che avanza. Per il resto, questo gruppo statunitense, anche dal vivo, rimane uno dei migliori in ambito thrash metal old school.
La furia non si placa con “Primal” anche se la velocità del brano è leggermente più contenuta, ma non certo la qualità. La macchina è compatta e oliatissima, la voce di AK è sempre in grande forma e il coro che richiama sarà straordinario dal vivo.
I giganti di Phoenix, Arizona, non si fermano e la title-track “I am the weapon” strizza l’occhio a sonorità più moderne, restando sempre molto potente. La formazione vede Eric “AK” Knutson alla voce, Steve Conley e Michael Gilbert alle chitarre, Bill Bodily al basso e un nome molto noto, Ken K Mary alla batteria. Quest’ultimo è un personaggio che ha suonato in gruppi molto rilevanti come Fifth Angel, Chastain, TKO, Impellitteri, Accept, House of Lords, Bonfire e per Alice Cooper.
Proprio Mary pare un propulsore di rilievo, come in “Burn my bridges”, brano più ordinario rispetto ai precedenti, ma con la batteria protagonista. Il disco, che presenta la solita, bellissima copertina di Andy Pilkington, è la quindicesima opera della loro carriera, partita nel 1986 con “Doomsday for the deceiver” che fece conoscere Flotsam & Jetsam al grande pubblico. Il fondatore Jason Newsted, lasciò la band per raggiungere i Metallica alla morte di Cliff Burton.
Il gruppo ha un suono molto riconoscibile e in “The head of the snake” lo esprime in tutta la sua potenza e classe, anche nella parte che riguarda i cori e l’orchestrazione complessiva. “Beneath the shadow” propone qualche lontana influenza country, sicuramente metabolizzata dai Flotsam & Jetsam , tipo “The Four Horsemen” dei Metallica, tanto per capirci. Altro speed-thrash è “Gates of Hell” con un riff molto tirato, in un contesto più ordinario rispetto alla struttura complessiva del brano. La velocità non cala in “Cold steel light”, che ha più “tiro” del precedente brano, miscelando alla perfezione potenza musicale e vocale, con un ottimo break acustico che conferisce più solennità al pezzo. Più cupo il riff di “Kings of the Underworld”, che si attesta su velocità medie, trascinato da una specie di scioglilingua.
La qualità non cala, non ci sono riempitivi nel disco, che rilancia i Flotsam & Jetsam dopo qualche disco discreto ma non straordinario, mentre questo “I am the weapon” è di assoluto valore artistico e non solo nostalgico. “Running trhough the fire” conferma questa sensazione, compreso il fatto che quando viaggia su coordinate speed-thrash, il combo di Phoenix esprime la sua massima potenza e classe musicale. Questo brano è annoverabile fra i top, anche con un inserto più rilassato e un assolo di gran livello. “Black Wings” chiude il disco con power-thrash altrettanto buono, con un break chitarristico di grande effetto.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















