Per chi conosce la band belga Empitness sa che ultimamente, per la precisione con questo seconod lavoro per Season of Mist, ha abbandonato definitvamente quello che era il proprio passato death/black, che su “Not for Music” si percepiva ancora, per passare verso sonorità differenti e assolutamente distanti eoni dal metal estremo e da certe sonorità del metal propriamente detto.
Questo loro sesto album si presenta con sonorità assolutamente liquide e con una metodologia parecchio dilatata ed evanescente. Vuoi anche per una ricerca di disegnare con le note l’ansia, l’inquietudine e la depressione che lo scorso anno ha portato in tutto il mondo.
Quantomeno è ciò che la band dichiara nelle note che accompagnano questo lavoro che ammetto è una sorpresa non da poco, in senso positivo, per me.
Ma va detto che a sonorità così particolari sono abituato e mi piace approcciarmici sovente.
Il ricordo a certe proposte dark e gothic, nel senso più ampio del termine e non solo limitato al gothic metal, sono le basi su cui la band decide di proporre questi dieci capitoli che compongono “Vide”.
La voce è poco più di un sussurro con l’aggiunta di un piccolo effetto di eco e delay; voce che si dipana sulle note degli strumenti che si appoggiano su melodie di synth particolarmente ariosi e che aumentano questo senso di “ampiezza” e di “spazio” dando allo stesso tempo un disagio nell’ascoltatore.
Scelte di mixer assolutamente interessanti dato che non vi è praticamente distorsione; equalizzazioni particolari che permettono di apprezzare fino in fondo basso che è padrone indiscusso, insieme alla voce sussurrata e dei cori altrettanto sussurrati, di questo lavoro; synth usati in modo massivo ma non al punto di primeggiare; una batteria timida e leggermente “indietro” ma corretta per il mood proposto in tutto il lavoro. La chitarra è appena accennata e debbo dire che tutto sommato pur facendo da corollario a tutto il “comparto synth” di cui prima, non se ne sente il bisogno di parti aggiuntive o che “manca il solo lì o un riff la”.
Questa volta farò un lavoro inverso: di tutto l’album ho capito meno “La sévère” intramezzo che credo non dia e non tolga nulla a questo ottimo lavoro se non ci fosse stato.
Per il resto da “Vide, incomplete” che è parzialmente titletrack dell’album, piuttosto che “L’ailleurs” che chiude, o “Détrus-moi a l’amour”, ancora “Le mal est chez lui” oppure ancora “Plus jamais” sono tutti brani che sono ottimi e che sotto un certo aspetto si intrinsecano al punto da non poter essere separati o “semplicemente” ascoltati singolarmente. Questo è a tutti gli effetti un lavoro che va assimilato a più riprese ed ascoltato dall’inizio alla fine… sempre.
Album assolutamente interessante e ve lo consiglio; ma solo se avete la mente aperta ad approcciare a del materiale che non è propriamente “easy listening”, che non è un album di immediata comprensione se non si ha le giuste coordinate mentali per “abbordare” questo “Vide”.
In definitiva ottima prova e grande coraggio della band per andare oltre alle proprie radici e cercare un nuovo metodo espressivo
Voto: 9/10
Alessandro Schümperlin















