Il concept di “Clockwork: Overture”, esordio degli Edran, ruota attorno alla figura di un musicista, il quale, al suo ritorno dalla guerra cerca di ottenere la melodia perfetta stringendo un patto con il demonio Phedus. Quest’ultimo però lo inganna e frammenta l’anima del musicista in quattro entità equivalenti a tre sentimenti, Speranza, Rabbia e Solitudine.
Ciò che viene raccontato nel disco è quello che viene descritto nel libro “Clockwork” di Lorenzo Masiero, tastierista e anima degli Edran. E di loro parliamo in questa recensione.
Nati nel 2020 gli Edran – che vedono in line-up tre ex membri dei Dark Horizon – guidati appunto da Masiero, arrivano subito al traguardo dell’esordio discografico a dicembre dello stesso anno con “Clockwork: Overture” e sotto la storica Underground Symphony di Chiarello.
La volontà di presentare un sound sinfonico e teatrale che ben si presta con il concept del disco, porta la band piacentina a proporre pezzi ben strutturati e con arrangiamenti ben fatti. Se dunque si parte con un approccio musicale che tanto ricorda band come Avantasia e gli ultimi Dark Moor come nelle iniziali “Endless Journey” e “Redemption”, il disco procede tra brani dal gusto teatrale le due voci femminili Nantista e Travisan si alternano a quelle maschili di Brunetti e Veluti. Le voci rappresentano le quattro anime del protagonista e regalano ai brani una caratterizzazione molto personale, come ad esempio nelle splendida “Clockwork”, strutturata su intrecci sonori creati dalle tastiere di Masiero. Il Symphonic Power di “Chase The Fire” che prende la sinfonia e la rende ora teatrale, ora cinematografica, quasi come se fosse la colonna sonora di un film. L’approccio teatrale che permea tutti e dieci i brani del disco, viene ampiamente confermata nella conclusiva “Phantom Overture”, un piccolo epilogo narrativo e musicale di due minuti e mezzo.
“Clockwork” azzarda su un genere ormai abusato fin troppo, ma cerca di farlo con personalità riuscendo a convincere ma non a pieno. La voglia di sperimentare in un genere come questo fa sì che si ricada sempre sui soliti clichè, eppure gli Edran per quanto su alcuni pezzi avrebbero dovuto osare di più, riescono nell’intento di presentare un qualcosa di originale. Un disco prodotto bene ma non ottimamente e un lavoro a livello di composizione che potrebbe essere smussato per non risultare derivativo perchè purtroppo il rischio è sempre quello. C’è l’idea assolutamente originale del concept che premia la band emiliana, ma si potrebbe fare di più.
Voto: 7/10
Sonia Giomarelli
















