Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?
Lasceremmo ai critici l’analisi dei singoli brani, per concentrarci di più sul prodotto finito nel suo insieme. Si tratta di un album composto da quattro brani musicali piuttosto lunghi e articolati, accompagnati dalle foto di Markus Skabb, fotografo di arte funeraria. Le tematiche trattate sono connesse allo stile doom funereo e intimista, anche se non minimalista. Abbiamo scelto di cantare in italiano perché volevamo sfruttare l’estrema potenzialità espressiva e musicale di questa lingua, che manca invece nelle lingue germaniche. Per un brano, Sinfonia Triste, abbiamo anche prodotto un video che è una sequenza di immagini strettamente connesse ai vari momenti musicali e lirici. Il video non è incluso nel CD ma è di pubblico accesso su YouTube. Il booklet contiene foto di Markus, che si integrano con la musica e il video. In sostanza è un prodotto pensato per essere assaporato nel suo insieme.
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?
I DVM SPIRO nascono come progetto di Robi e Max alla fine di un capitolo del loro gruppo storico, nel quale hanno suonato negli ultimi vent’anni: i Nihili Locus. L’idea era di fare musica più incline alle nostre evoluzioni musicali, con parecchie sonorità acustiche. Dopo circa un anno si sono uniti al progetto Valeria (anche lei nei Nihili Locus) e un’antica conoscenza di Robi: Maurizio che, dotato di una vasta cultura e passione per gli strumenti acustici a corda moderni e tradizionali ha fornito un ottimo contributo al completamento della line up. L’insieme degli strumenti che si possono ascoltare sul disco ha richiesto un lungo periodo di sperimentazioni di suoni e di arrangiamenti, prima di trovare l’equilibrio desiderato.
Come è nato invece il nome della band?
Il nome della band è in latino e significa “Finché respiro”. Per noi ha il significato di qualcosa che, essendo nato in età oramai adulta, accompagni noi e l’ascoltatore sino alla fine. Questo inteso non come punto di arrivo, ma come ultimo lungo momento di transizione. Premortem.
Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?
I testi sono fondamentali. Sono legati indissolubilmente alla musica, hanno una corrispondenza totale. In sostanza, la musica esprime il testo, e il testo specifica la musica. Ricerchiamo una scrittura artistica completa e totalizzante, lontano dalle etichette pur attraversando diversi generi musicali, tracciando una linea melodica sulla quale si canta un testo intrecciato ad essa. Si tratta di una prassi compositiva diversa. I temi sono amore, morte, introspezione e decadenza, con tutte le sfumature che ne conseguono.
Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?
Noi proponiamo un viaggio nell’intimità delle sensazioni ed emozioni più profonde e nascoste. A volte dilatiamo in minuti quello che nel vissuto quotidiano può occupare un secondo, oppure sintetizziamo una vita. Per cui proponiamo un’esperienza analoga a quella del vedere un film al cinema, dove sei lì e puoi fare solo quello, se vuoi goderti appieno il film. E’ un viaggio al di fuori del sé. Per ritrovarsi oppure abbandonarsi. Stile DVM.
Come nasce un vostro pezzo?
Su questo disco, il brano Dolce è l’adattamento in chiave DVM di un brano del compositore settecentesco Georg Philipp Telemann, mentre gli altri tre sono stati composti in forma strutturale da Valeria, che li ha presentati al gruppo sotto forma di base, con aggiunta della chitarra e qualche arrangiamento iniziale. Le basi di solito contengono principalmente una o più tracce di pianoforte, sinth ed archi. In seguito vengono ristrutturate sulle necessità dei singoli strumenti suonati, editate in forma definitiva e poi rivisti e riplasmati dal gruppo nel suo insieme, fino agli ultimi arrangiamenti che possono arrivare in studio. E’ un processo compositivo piuttosto lungo e impegnativo, decisamente in tono col carattere dei pezzi, ma il tutto ci è venuto in maniera molto spontanea e automatica, come un libero flusso di coscienza musicale.
Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?
Un po’ tutti alla stessa maniera, in verità. Raffinare le nostre attenzioni ai singoli dettagli ci ha portati a crescere musicalmente e tecnicamente, non abbiamo vissuto la creazione dei brani in maniera differente tra uno e l’altro. Il disco è stato creato come un insieme fin dal principio, sebbene questo non fosse un obiettivo prestabilito.
Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Il sound per la parte legata al metal è di ispirazione funeral doom scandinavo. Per il resto, sicuramente frutto inconscio delle nostre influenze, semplice gusto musicale di ognuno sulla base di ciò che si creava e arrangiava.
Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?
Stiamo dedicando le nostre risorse alla creazione del secondo disco, che prevediamo possa uscire nel 2021. La base delle tracce è già stata creata, gli arrangiamenti e le singole parti dei vari strumenti sono in fase di studio. Per la promozione del disco ci affidiamo all’etichetta, alle testate di settore, al passaparola e alla rete. Purtroppo i tempi del tapetrading, dei flyers, di “stamps back” e dei pellegrinaggi quasi quotidiani in posta per spedire pacchi e lettere in ogni parte del mondo, sono solo un ricordo di gioventù.
E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?
Per ora non prevediamo concerti, pertanto neanche registrazioni di tali eventi. Maurizio non vive più in Italia e al momento, anche per altri e diversi problemi personali, le prove per i live sarebbero impossibili. La nostra line up non sarebbe comunque completa anche avessimo ancora Maurizio vicino. Dovremmo cercare almeno altri 2 membri e investire parecchio tempo, del quale attualmente non disponiamo. Vorremmo fare dei live in occasione dell’uscita del prossimo lavoro, ma passerà ancora un po’ di tempo.
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?
La scena musicale italiana ha il problema che, nel nostro paese è meno considerata rispetto ad altri paesi esteri. Il totale disinteresse delle autorità preposte alle iniziative culturali, unito ai comprensibili problemi economici di un momento storico di decadenza, rendono il fatto stesso di fare musica, possibile solo a livello di hobby. Con le ovvie difficoltà connesse in termini di possibilità di investimento in risorse, formazione, strutture, ecc…. E’ però bellissimo constatare che l’amore per l’arte resiste, in forma indipendente e isolazionista, per cui povera, certo, ma forse proprio per questo più sincera.
Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?
Sicuramente la rete ha peggiorato le condizioni di un mercato già di per sé non in ottima salute in quanto nicchia e lontano dal music business che incassa. Ma questo a nostro parere non si lega solo al mondo musicale. Anche la parte underground non ha beneficiato molto di queste migliorie tecnologiche. Per quanto riguarda il nostro caso, il fatto di aver potuto pubblicare un video e aver potuto velocizzare la comunicazione dove richiesto, ci è stato utile lo sarà ancora in questa fase iniziale. Non pensiamo sia il mezzo di diffusione migliore per una band, ma solo un discreto aiuto in una fase di vita della stessa.
Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?
Non crediamo di essere talentuosi, ma ognuno ha un suo potenziale ben definito all’ interno della band. Una suddivisione di ruoli che, invece di inscatolare la creatività, la ha espansa e valorizzato il polistrumentismo. Tutti noi suoniamo più di uno strumento e la band ci ha fatto crescere molto come musicisti. Inoltre ci siamo trasmessi nel corso degli anni le conoscenze reciproche. Essere definiti tali è lusinghiero. Ma sicuramente siamo cresciuti molto e siamo stati stimolati a raggiungere più completezza sia nello stile che nella forma, senza nulla togliere alle creazioni.
C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?
Sono sicuramente parecchi, anche se a maggior parte di loro sono ormai trapassati. Possiamo citare tra i tanti: Chuck Schuldiner, Ian Curtis, Juani Palomaki, J.S.Bach. Di quelli ancora attivi: Lonesome Wyatt, Martyn Jacques, Bob Wayne e Johan Ericson. Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori? La musica è quella libertà che ognuno di noi sogna e non si aspetta.
Maurizio Mazzarella















