I Damnation Gallery fanno parte di quel gruppo di musicisti che discendono dai maestri Death Ss e che accomuna anche gli altrettanto grandi Deathless Legacy, addirittura partiti come cover band di Steve Sylvester e compagnia.
Un legame anche visivo, visto che i Damnation Gallery sono anch’essi mascherati, con praticamente la sola cantante Scarlet che, seppur truccata in modo pesante, è riconoscibile.
Una premessa del genere potrebbe indurre chi legge a pensare a una copia dei Death Ss, ma non è proprio così, vista la qualità musicale e i tratti distintivi e di personalità che il gruppo genovese mette in atto in questo “Enter the Fog” che esce per l’etichetta Black Tears, che si è fatta notare per qualche uscita interessante, in questo periodo.
Dunque siamo nel territorio horror metal, ma qui prevale l’impostazione tendente verso lo speed con venature dark , sia pure con molti riferimenti al dolore, all’oscurità e anche alla parte negativa che è in noi, ma ci sono spazi anche per brani decisamente originali.
La proposta che scaturisce è molto buona : i brani scorrono senza cali di tensione, con una certa varietà di contenuti e di proposte musicali. Dopo la spettrale intro “Secret Kingdom”, con urla di terrore, arriva subito un pezzo da novanta : “Angomarcia” che si regge su uno spettacolare riff sulfureo e un cantato al limite del growl, con un ritornello malato ma efficace, dai tratti anthemici, una ritmica serrata. Un contesto che mi ha ricordato certe atmosfere degli stratosferici Witchfinder General, autori negli anni 80 di due capolavori come “Death Penalty” e “Friends of Hell”. “An instant” è decisamente più veloce del dark precedente, per uno speed-dark dove la voce è più incisiva con la sua invocazione maligna. Un curioso assolo, come sonorità intendo, caratterizza “Never say goodbye”, brano che segue, sulle stesse coordinate.
Si cambia registro con “The Fog”, dove pianoforte e tastiere danno l’idea della nebbia e del suo sinistro abbraccio, con un coro incalzante, per un brano top class, seguita dall’ipnotica “You will shall be done”.
Molto suggestiva “Old cemetery” che non è certo simile al camposanto per animali da compagnia evocato dai Ramones. Qui tutto sembra animato, con voci che paiono provenire ancora dall’oltretomba, per un dark-horror dove la voce di Scarlet assume anche connotazioni sessuali da rituale, ricordando qui più che altrove i maestri Death SS, la cui sintonia è stata sancita nel precedente album dei Damnation Gallery intitolato “Broken Time”, dove Steve Sylvester ha cantato in «The Unnamed».
Una vena malinconica emerge in “Emptiness” che ha un riff stupendo e un impianto gotico di buon livello, una atmosfera completamente stravolta in “Numb” dove la band si avvicina sorprendentemente al death metal, con un bel fraseggio strumentale rallentato. La sorpresa aumenta grazie alla psichedelica “Erased” dove cambia il modo di cantare e il tono è più rarefatto, arricchendo la proposta musicale di questa band, composta da Scarlet alla voce, Lord of Plague alla chitarra, Low al basso e Coroner alla batteria.
In definitiva una prova d’autore, che dimostra anche la personalità musicale di questo gruppo italiano che non è una band fotocopia, ma dice ampiamente la sua anche in termini di creatività e composizione.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















