Questo è il secondo album degli Conclave, band statunitense dedita a del doom misto a sludge e sono sotto la argonauta records.
Ammetto di non aver alcuna esperienza su e con loro, nel senso che non li avevo mai sentiti prima, ma va detto che li trovo molto interessanti e validi.
Oltre ad aver trovato una buonissima band di doom, scopro che il bassista/cantante, Jerry Orne, dei potenti Warhorse è parte della band. Se non sapete chi sono i Warhorse, direi che avete un problema se siete appassionati del genere.
I Conclave, dicevamo, suonano un mix di doom, sludge e stoner, e lo fanno con una certa cura nel mettere l’accento su certe metodologie dei generi: sonorità particolarmente sature per basso e chitarre; una voce cavernosa e primordiale con un leggero uso di delay per enfatizzare; una batteria cadenzata, ossessiva e bella corposa.
Il tutto miscelato ad arte con arrangiamenti che spaziano dalla psichedelia oscura anni settanta a del sound polveroso e d umido del sud degli Stati Uniti; quasi come se riuscissero a saltare dal deserto al bayou senza fare assolutamente fatica.
Ovviamente come il genere, ma potremmo dire i generi, vuole le composizioni sono piuttosto lunghe; ma va detto che comunque pur essendo oltre i sei minuti minimi abbiamo materiale tutt’altro che noioso e/o stancante.
Riff interessanti, intrecci ed arrangiamenti veramente validi ed evocativi.
Scelte da mixer e di post produzione notevoli; la band ha saputo dare il meglio di se già dalle takes e le scelte post produttive hanno dato un risultato molto buono. Tutti gli strumenti sono percepibili in modo chiaro e distinto; nulla è lasciato al caso e neppure risulta raffazzonato.
“Suicide funeral” di oltre tredici minuti, “Haggard” e la titletrack “Dawn of days” vi daranno il senso in musica di ciò che ho scritto fin’ora.
Resta inteso che le altre due tracce che non ho nominato, “Death blows cold” e “Thrown on spikes” sono comunque brani ottimi e ben strutturati, ma i tre indicati hanno una marcia in più.
Il risultato finale di tutto questo è un lavoro molto interessante; che ha una sua dimensione seppur con solo cinque brani. Sia chiaro siamo di gran lunga sopra i tre quarti d’ora di musica ben strutturata e suonata.
Molto raccomandato per gli appassionati del genere e del suono pesante e rallentato.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin
















