La nuova veste con cui si presentano oggi giorno gli storici Cloven Hoof è davvero intrigante. I nostri, cult-band indiscussa proveniente dall’Inghilterra dell’ultima NWOBHM e avvezzi alle atmosfere epiche e horrorifiche, si presentano oggi con una line-up rinnovata di tre quinti. E soprattutto, come nel caso di quest’ultimo album intitolato “Age Of Steel”, con una produzione assolutamente attuale ed un sound rivitalizzato che si avvicina, in certi casi, al Power Metal meno becero e stereotipato. I nostri confezionano, insomma, un album che rappresenta una perfetta sintesi tra Storia ed attualità. E soprattutto, con il loro consueto piglio narrativo ultra-drammatico assolutamente intatto. E’ davvero piacevole constatare quanto brani come “Judas”, “Bathory” e “Ascension” appaiano convincenti, e con quanta energia, ben calibrata da tecnica e songwriting abbastanza attuali, sia stato cesellato tutto l’album. Certo, d’altra parte “Age Of Steel” appare ogni tanto piuttosto prolisso, ed inoltre abbiamo il nuovo singer, George Call, che pare spessissimo “marciarci” a tutti i costi sulla somiglianza del suo timbro vocale con quello di Bruce Dickinson… addirittura l’introduzione “pomposa” di “Alderley Edge” si rivela palesemente un plagio a quella del brano “Seventh Son Of A Seventh Son” degli Irons. Mah… A parte questi elementi abbastanza discutibili, credo si debba esser contenti ancora oggi della presenza sulle scene internazionali dei mitici Cloven Hoof. Una band che, seppur non sia mai andata oltre al proprio status di culto, è ancora oggi parecchio amata per i suoi trascorsi storici. Supportiamo, ne vale la pena.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















