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CHROMIUM HAWK MACHINE – Annunaki

CHROMIUM HAWK MACHINE – Annunaki

Label: Black Widow

Nonostante la recentissima scomparsa di Dik Mik (storico tastierista e suonatore di theremin del gruppo madre), la famiglia allargata di Hawkwind e derivati continua imperterrita a sfornare materiale estremamente variegato. E mentre gli HW originali sono sempre cosa di Dave Brock, ecco che, tramite Black Widow Records, la quale ormai da anni gravita attorno all’universo Hawkwind tra ristampe e realizzazioni di nuovi progetti paralleli, si riaffaccia sul mercato discografico ancora una volta lo storico sassofonista (e flautista) Nick Turner, ora in coppia con il chitarrista Helios Creed dei Chrome, storica band di Rock sperimentale della scena di San Francisco. Le due coste dell’Atlantico sono quindi ben rappresentate nell’unione che ne deriva, vale a dire questo progetto fortemente basato sullo Space Rock/Kraut Rock, nel quale troviamo però anche inclusa la “nuova guardia”, grazie alla presenza del terzo vertice del triangolo: il polistrumentista Jay Tausig, proveniente dagli statunitensi D’Arcana. Ovviamente la musica dei CHM è in molti sensi derivativa dell’opera delle bands da cui provengono i nostri… ma in un certo senso, si spinge molto più in là. Siamo difronte ad avanguardia pura (almeno credo!). Un doppio album piuttosto prolisso (oltre l’ora e 45 minuti di durata totale), del tutto incentrato sull’incontro/scontro tra dissonanze, suoni ultra-psichedelici, effetti sonori “spaziali”, collage di suoni, voci e rumori alquanto caotici, pura improvvisazione free-jam-session e sporadiche vocals, su supporto di backing tracks interminabili e ripetitive di basso e batteria. Detto così parrebbe qualcosa di vicino al caos. E in un certo senso, lo è. I giudizi sulla sostanza prettamente musicale credo siano inutili in casi come questo. Oltretutto anche le durate dei singoli brani sono fin troppo variabili (dai 6 ai 32 minuti). Sono fermamente convinto che Turner e compagni abbiano volutamente e generosamente attinto dal repertorio delle bands di origine (unito al linguaggio musical/rumoristico di campioni del “rock spaziale” del calibro di Gong e Amon Duul II) per creare un prodotto sonoro simile ad un affresco astratto estremamente complesso, dove la ripetizione mantrica del ritmo e delle sporadiche vocals, associata all’apparente confusione tra strumenti, rumori, voci ed effetti elettronici vogliano portare l’ascoltatore a perdersi in un miasma di tornado cosmici e galassie in collisione, raffiche di supernovae ed ammassi stellari, buchi neri e big bangs reiterati all’infinito, pianeti gassosi ed immensi ammassi di materia oscura, capaci di fagocitare rumorosamente tutto ciò che trovano sul proprio cammino. A simboleggiare che il divenire dell’universo è continuo ed ininterrotto. La sensazione più vicina da associare all’ascolto di “Annunaki” potrebbe essere ben descritta come un viaggio cosmico molto simile al finale di “2001 Odissea Nello Spazio”… ma senza la vorticosa velocità che lo contraddistingue. i CHM se la prendono comoda, con i loro ritmi moderati, volendo far da guida all’ascoltatore perché torni sano e salvo nel suo corpo quando la puntina del giradischi si riallineerà in posizione di riposo alla fine del viaggio (è stato anche pubblicato il formato CD, ma personalmente da fan del vinile mi piace di più applicare l’allegoria sul giradischi). Che dire, allora… di sicuro “Annunaki” potrà piacere ai fans di Gong, Hawkwind et similia, a chi insomma ha già ben assimilato il particolare linguaggio musical/sperimentale la cui matrice irradia anche la spaventosa mole di energia siderale presente su questo disco. Per chi ne è completamente a digiuno, due sono le strade da battere: o fate un veloce ripasso in materia (con ascolti annessi e connessi) sulla storia della corrente musicale in questione prima di addentrarvi nell’ascolto… oppure, semplicemente, iniziate da qui. Assimilate tutto quanto possa piacervi, poi continuate a coltivare (anche poco alla volta) la passione per il genere. Se invece non v’interessa minimamente il concetto di Psichedelia, Rock Sperimentale e Space Rock… lasciate perdere questo disco. Troppo avanti per voi, vi scottereste al primo raggio di gigante rossa che incrocereste nel vostro cammino. Oppure finireste per fare la spiacevole esperienza di regolare i comandi dell’astronave in modo da centrare in pieno il nucleo di un sole (e vediamo chi si accorge della citazione “colta” che vi ho lasciato sul finale).

Voto: S.V.

Alessio Secondini Morelli

Tags: recensioni
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