Un inizio insolito con un groove di tamburi e slanci di chitarra ci danno il benvenuto in questo disco che ha nulla di canonico, ma che chiama a gran voce di essere ascoltato e capito. Il timbro particolare della voce si alterna con un cantato growl. I brani hanno un’atmosfera cupa e triste, che ci lascia a fine del disco una sorta di angoscia latente e di malinconia. Il brano che preferisco è Adrenaline Junkie, che trovo diverso dai primi quattro brani che hanno circa tutti un groove simile. Qui invece il ruggito delle chitarre è alternato a passaggi più “calmi” rendendo il tutto più dinamico. Mi è anche piaciuto “l’assolo” che mi è parso che volesse comunque lanciare un messaggio, per poi diventare furiosa verso la fine. Il brano dopo invece ha un groove rinbalzante, hardcore, quasi alla Biohazard dei bei tempi, anche il cantato ha la sua ragione d’essere. Anche Crossroad ha un tema rabbioso di fondo, con un cantato stile parlato alla Megadeth… I tempi del disco non sono mai veloci, ma anzi sono ben controllati e ragionati. Anche la produzione è nella norma, invitandoci ad entrare. Questo non è un disco da un ascolto e via, la musica qui va capita prima per essere gustata poi, non ascoltatelo a caso, ma date una opportunità a questa band che, deve crescere, ma ci ha già fatto capire quali saranno i punti di forza del loro carattere che si sta delineando come un forte solco nel terreno.
voto 6.2/10
Flavio Facchinetti















