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CAINITES – Revenant

CAINITES – Revenant

Label: Scarlet Records

Atmosfere nordiche, voce narrante più che cantante sono i marchi di fabbrica di un progetto ambizioso quanto riuscito. Mi auguro che all’interno del cd ci siano i testi, perché credo che con “Revenant”, prima opera di questo side-project di Deathless Legacy e Motus Tenebrae, si debba seguire lo sviluppo della storia traccia dopo traccia.
Infatti si tratta di un concept album, basato sulla vicenda di un vecchio prete ortodosso che, suo malgrado, diventa un vampiro, con tutte le contraddizioni e la disperazione che questo gli genera ed è curiosamente collegato al videogioco “Vampires, Bloodlines 2” che sta per uscire, dimostrando una notevole attualità e potenzialità del progetto Cainites.
La musica comunica alla grande questo senso claustrofobico di una condizione non voluta, che per estensione può essere applicato a molte delle situazioni che ognuno di noi vive quotidianamente.
I due musicisti, Andrea Falaschi (Frater Orion) alla voce, alla batteria e alle tastiere e Daniele Ciranna al basso e alla chitarra, sono veramente all’altezza della situazione e anche la produzione è molto curata.
Questo disco mi ricorda molto un’operazione analoga che ho recensito qualche tempo fa con una musica simile e un contesto che è diverso per la forma d’arte alla quale si accompagna, ma con caratteristiche multimediali analoghe. Mi riferisco a Satyricon e Munch, colonna sonora della mostra norvegese del famoso pittore affidata alla coppia black metal. Contesti diversi , ma musica simile e una proposta che abbraccia altre realtà.
Detto questo, i brani sono affascinanti nella loro orchestrazione, strumenti suonati molto bene e con idee interessanti. Unico aspetto che mi lascia un po’ perplesso le linee vocali : molto simili l’una all’altra, spesso denotando una narrazione piuttosto che una interpretazione canora diversa e multiforme.
Con questo non voglio certo dire che “Revenant” sia un disco negativo. Tutt’altro. Ci sono passaggi molto intriganti e complessivamente siamo di fronte a un black metal molto influenzato da altri generi, che spesso incrocia la propria essenza con il death melodico. Si tratta di una strada da percorrere sperimentando ulteriormente , cercando magari di variare le soluzioni vocali e sviluppando momenti atmosferici di grande impatto, come il tellurico inizio di “Darkness Awaits” che si avvantaggia di un organo molto suggestivo e una sezione ritmica devastante. Ci sono cambi di tempo, passaggi acustici e la voce che da cavernosa diventa più leggera, classicamente clean. In “Vampire God” tutta la pesantezza di un riff ossianico, con l’invocazione verso il Dio Vampiro e la contrapposizione di una voce quasi melodica. In “God’s Wrath”, a livello sonoro, si ascoltano innesti presi altrove, come il thrash tecnologico dei Voivod, per una resa certamente azzeccata. La chitarra viaggia nella parte ritmica con suoni molto saturi, duettando con la parte ritmica come in “We Lost Our Sanctity” , brano comunque non troppo veloce e , comunque, come il resto delle composizioni, variabile nel ritmo.
“Forgive our sins” propone una delle interpretazioni vocali più personali e convincente dell’opera, con una specie di preghiera tetra e spiazzante, su un tappeto fatto di ruvidi suoni e una linea chitarristica terrificante quanto incisiva. E’ questo il brano che mi piace di più, ma, ripeto, l’ascolto è davvero interessante per questa coppia che anche nelle foto dimostra di avere tutto per essere, anche come immagine, sulla linea di Batushka e simili. “Cainites” è il manifesto del progetto ed è un altro brano molto intenso, darkeggiante e anche questo di ottima fattura, anche nella parte in cui l’atmosfera diventa diversa, per sfumare nella conclusione. “Embrace” è un’altra invocazione diabolica al maligno, con una specie di effetto carillon che ci riporta a certe composizione care ai Mercyful Fate.
Più ariosa “Forsaken”, nel suo incedere dagli accenti epici, per un disco che si avvia alla conclusione, affidata alla più “positiva” “Redemption”, dove la voce cambia e si ricicla, ma che ti viene subito voglia di riascoltarlo. E’ questa la sintesi migliore dell’opera prima del progetto Cainites : ci sono aspetti che emergono a ogni ascolto, che ognuno deve approfondire a modo suo ( io, ad esempio, in auto, a tutto volume)…Un complimento non da poco per Falaschi e Ciranna, con l’invito a sviluppare il progetto sempre più personalmente. Per il momento, bravi!!!

Voto: 7,5/10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioni
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