L’operazione di riproporre ben tre dischi del passato, diciamolo subito, è veramente ambiziosa e sarà interessante vedere che tipo di accoglienza troverà, in termini di vendite e comunque di attenzione. I Bonfire sono un gruppo tedesco che viene dagli anni 80 e non hanno ottenuto uno strepitoso successo, pur avendo una buona reputazione fra quelli definiamoli di seconda fascia, proponendo un hard rock melodico e cromato, che spesso ha sconfinato nel class metal tanto in voga in quegli anni.
In ogni caso un buon gruppo e io stesso li ho seguiti da sempre con attenzione. Una carriera ormai in fase calante, fatalmente, che ha portato alla disgregazione della band, visto che del nucleo originale, dopo il buon “Fistful of Fire” del 2020 che, almeno in Germania, ha riscosso un buon successo, è rimasto solo il chitarrista Hans Ziller. Proprio lui ha avuto la brillante idea di ri-registrare ben tre dischi dell’epoca, con una nuova formazione allestita per l’occasione, ma certamente di qualità.
Ben 35 brani sono stati registrati ex-novo, con risultati certamente strabilianti : le canzoni reggono certamente benissimo all’usura del tempo e si avvalgono di tecniche e qualità di registrazione che nella metà degli anni 80 erano certamente molto diverse.
Ne vengono fuori tre dischi di gran classe, prodotti e suonati alla grande dallo stesso Ziller, che è coadiuvato da un grande singer, il greco Dyan Mair, che ha certamente brillato nella rilettura dei brani, che comunque mantengono essenzialmente l’assetto storico, di Frank Panè alla chitarra, del newyorchese Ronnie Parker e dello strepitoso Fabio Alessandrini, batterista degli altrettanto strepitosi Annihilator.
“Don’t Touch the Light” dell’86, “Fireworks” dell’87 e “Point Blank” del 1989 sono i tre dischi rifatti e mantengono anche le stesse copertine, molto belle, con la differenza che in ognuna è riportato il numero romano MMXXIII che caratterizza l’operazione.
A mio avviso l’ottima etichetta dovrebbe riunire in un cofanetto tutte e tre le produzioni, attualmente vendute separatamente. Per chi non li conosce, si tratta di tre dischi molto belli e interessanti, sotto ogni profilo. Se proprio dovessi consigliarne uno per iniziare, direi che “Point Blank” potrebbe essere quello giusto, ma si tratta di sfumature. Difficile citare i brani , ma per chi ama l’aor cromato, “SDI” è veramente una bomba, ma ce ne sono tante che meritano ascolti attenti.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















