In una parola: SCHIAFFONI!
Trentanni di vita della band e nessun cedimento “The Body Count are back!”
Il rap metal di 30 anni fa è vivo e vegeto e non molla un centimetro a nessuno e tutti i “novelli miscelatori di generi” hanno da prendere sonore lezioni da Ice T ed i Body Count.
Se non li conoscete non avete idea di cosa vi siete persi. La band è un calderone di rabbia ed energia incanalata in un mix di harcore, punk, rap e bordate sonore che vanno oltre le “banali” categorizzazioni. Cannonate in tipico stile hardcore costa est, pur essendo loro di LA, e la “magia” è fatta. Ritmi cadenzati e mitragliate di rabbia che non cedono nulla a nessuno. Basso che si aggrappa alle ritmiche della batterie di cui sopra e devasta. Delle chitarre che sono acide e affilate da tagliarvi i pensieri. Produzione eccellente moderna ma che rende ancora il groove e la rabbia delle prime proposte della band.
Undici tracce di cui una bonus track, una cover con dedica a Lemmy con la loro versione di “Ace of Spades” e una riedizione di una canzone di Ice T del 1988 usata anche nel film omonimo “Colors” in puro stile hardcore. Non è possibile descrivere in modo “distaccato” questo lavoro. E’ un tripudio di energia che esce dalle casse, una botta dietro l’altra, addirittura in “Point the finger” la band usa come sezione ritmica aggiuntiva i colpi di pistola. Che potrebbe sembrare “banale” e “già sentito” ma vi garantisco che non è così semplice buttarla in “too easy”. La titletrack, da cui hanno prodotto un visualizer video, è oltre alla canzone di apertura una badilata spettacolare.
“Bum rush” altro singolone, da cui hanno tratto anche un video molto pesante emotivamente parlando. “Hate is real” chiude la “versione normale” dell’album, ma la bonus “6 in tha morning” (altro brano di Ice T da solista del 1986) è quella che effettivamente chiude i conti. “When I’m gone” bella come traccia, visto che è tra le altre una canzone per un amico morto di Ice T, ma la voce di Amy Lee non toglie e non aggiunge nulla. Non so se è la scelta del tipo di cantato di lei oppure altro, ma questo brano il meno incisivo tra tutti.
Oltre ad Amy Lee (Evanescence) troviamo come guest nell’album Riley Gale (Power trip) e Jamey Jasta (Hatebreed).
Concludendo: album veramente molto bello, carico, energico, se vogliamo anche primordiale. Certamente la classe non è acqua e come se non bastasse la loro esperienza si sente in ogni secondo di questo lavoro. Da avere.
Voto: 8,5/10
Alessandro Schümperlin















