I Code Orange sono da tempo marchiati come la “next big thing” del panorama heavy, vuoi per la nomination ai Grammy e vuoi anche per la fortunata partnership con la WWE. Interessante il concept che sta dietro a questo album, ovvero usando un quadro di Goya: “il sonno della ragione genera mostri” loro dichiarano, riassumendo il pensiero: “nella battaglia tra noi ed il mondo odierno, ci troviamo ad affrontare dei mostri che nascono dalla nostra anima a causa della società castrante in cui viviamo.” Ma entriamo più nel dettaglio.
Di certo il loro “abbandono” dalle radici primeve dell’hardcore, e di un certo punk, per sonorità più catchy, per una struttura compositiva più articolata e per l’introduzione di modernità, pur restando all’interno di refrain di fine anni 90 e prima decade del 2000, come sound tipicamente industrial ed inserti elettronici; li hanno aiutati ad avere una platea più ampia ed eterogenea e di conseguenza anche un aumento di fama.
La combianzione delle due voci è ottima; le chitarre così usate comprensive di tipici breakdown ed una sezione ritmica devastante fa scorrere velocemente alla fine di “Underneath” senza noia ed anzi, coinvolgenti fino alla fine.
La band completano il proprio nuovo sound dei rimandi elettronici, seppur reinterpretati e personali, di band quali: Nine Inch Nails e Rammstein in primis ma trovo anche delle assonanze con i The Dillinger Escape Plan.
Ribadisco loro non hanno fatto un “copia ed incolla”, ma hanno preso le lezioni dalle band di cui sopra ed hanno reinterpretato con il proprio gusto personale. Il che rende all’orecchio “tecnico” piacevole l’ascolto. Una produzione oltremodo pulita, ma non asettica, ottima per altro e che da lustro alle scelte sonore della band.
Ci sono brani più riusciti ed altri meno, ma nel complesso posso dire che a livello emotivo “Cold.Metal.Place”, “Sulfur surrounding”, “Who I am”, “In fear”, A silver” e la conclusiva nonché title track “Underneath” sono le tracce più interessanti del platter.
“Underneath” è un lavoro molto buono, estremamente ambizioso e che dimostra che la band sta facendo ottime evoluzioni. Non escluderei che questo lavoro non sarà un punto di arrivo per loro, in quanto ad evoluzione e sperimentazione, ma che sarà certamente un trampolino di lancio per una nuova “pelle” della band. Consigliatissimo a chi ha apertura mentale.
Voto: 7,5/10
Alessandro Schümperlin















