L’inizio epico di “Insurrection”, pezzo che apre il nuovo lavoro “Burn The Witch”, presenta una band -quella dei Bloody Falls – capace di portare alla luce pezzi interessanti dal punto di vista compositivo, ma allo stesso tempo fin troppo derivativi, i quali ci raccontano il background artistico di una band che possiede quasi tutte le carte in regola per distinguersi nel marasma della scena Metal odierna, ma che ….e qui ci arriviamo con calma.
La recente firma con la nuova etichetta Art Gates Records, ha portato la band finlandese a lavorare su quello che sarà questo secondo Full – Length “Burn The Witch”, successore dell’ancora acerbo “Thanatos” (2018), in uscita il prossimo 29 ottobre e che si struttura su dieci pezzi di Metal moderno ma con influenze dichiaratamente estreme. L’approccio vocale di Antero Hakala, fa intuire che le “cascate di sangue” non hanno voluto discostarsi molto da quello che aveva già precedente nel precedente disco e se il lavoro sulle linee vocali non presenta sbavature, ciò non si può dire per la parte più puramente musicale.
Nonostante pezzi coinvolgenti come la già citata “Insurrection” ,ma anche “A Reason To Live” o “Self Inflicted Pain” , le quali si appoggiano su riff massicci e un lavoro di ritmica imponente, la sensazione di DeJaVu si fa sentire prepotentemente. I Bloody Falls si fanno influenzare sia da loro connazionali più illustri, sia da band importanti della scena Metal internazionale cercando di incamerare un prodotto ben mixato e rifinito in sede di registrazione, ma scarno dal punto di vista compositivo. Il gruppo scandinavo non ha sfruttato l’opportunità di rendere il proprio sound un po’ più originale anche in virtù del fatto di avere un’etichetta con maggior visibilità come può essere la Art Gates, di conseguenza passano inosservati. Un peccato per una band dalle grosse potenzialità che forse saprà sfruttarle in un futuro prossimo.
Voto: 6/10
Sonia Giomarelli















