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BEGAT THE NEPHILIM – The grand procession

Label: Noble demon

I Begat the nephilim sono una band death/black dal New Hampshire. Questo loro lavoro è il secondo ed è una bella botta. Strutture belle complesse, veloci, devastanti e tutt’altro che “comode”. In primis perché riescono a far entrare all’interno delle loro dinamiche tipicamente death del metalcore e delle parti diciamo orchestrali, in sala black metal, come se non bastasse il gruppo va delel svisate al di fuori del metal. Ci troviamo di fronte a dellle composizioni rock alternative e “post” rock.

Notevole la capacità della band di riuscire a far collimare tutti quei diversi stili e tutte quelle differenti realtà sonore senza risultare né un lavoro “arlecchino” né sembrare un lavoro abbozzato. Tutto ha una dinamica corretta e funzionale per il tipo di lavoro da svolgere per impressionare e colpire l’ascoltatore.
Persino i preziosismi ed i virtuosismi risultano funzionali per il tipo di proposta sonora.

Troviamo delle chitarre affilatissime; dei riff portanti e delle rasoiate di soli non comuni. Allo stesso tempo c’è una schiacciasassi distruttiva che è la batteria. Senza sosta da delle badilate di violenza e di precisione non usuale; il basso purtroppo non sempre si percepisce in modo distinto, come purtroppo si evince nelle situazioni di musica estrema. La voce passa dal growl estremo e cavernoso ad uno scream lancinante e lacerante; in aggiunta a tutto questo maelstorm controllato le orchestrazioni che fanno da tappeto sonoro e non risulta sotto nessun aspetto di troppo o invasivo.

Le scelte di post produzione sono interessanti, forse avrei usato delle equalizzazioni leggermnete differenti per la batteria, ma siamo più nel piacere personale che non nel campo di un errore vero e proprio. Per il resto tutto ottimamente gestito, basso escluso, e ben calibrato per dare una pacca aggiuntiva a quello che il composto è in grado di fare.

Personalmente tracce quali “Panegyric”, la titletrack -“The grand procession”, “Threnody-death of spring” e “Dirge” due strumentali che staccano sotto ogni aspetto dal resto del composto e proposto, “Exanguinate” e “Leucomalachite green” sono gli esempi di quello che fino ad ora ho esposto. Come sempre vi invito a far vostro l’album e di conseguenza ad ascoltarlo e scegliere i vostri brani preferiti.

Ottima scelta da parte di Noble demon di produrre un lavoro come questo uscito in modo così diretto, pulito e graniticio. Notevole l’evoluzione della band che ha ampliato e fatto coesistere così tanti generi differenti all’interno del loro album. Quando il concetto di volere, e sapere cosa si vuole, si sposa con il prodotto finito.

Voto: 8/10

Alessandro Schümperlin

Tags: BegatNoble demonrecensionethe grand procession
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