Uno strepitoso Live-album delle redivive star del Prog italiano, Balletto Di Bronzo, comprendente buona parte di un concerto registrato al locale “L’Asino Che Vola” di Roma il 31 maggio 2018. Suonato e registrato pressappoco “una favola”, come si dice qui a Roma (per quanto si tratti di un “bootleg”). Dove i nostri presentano l’intero, storico album “Y’s” più succosi bis come “Donna Vittoria” e il bel brano sperimentale “Diaframma”, parte dell’opera solista del tastierista/cantante Gianni “LeoNero” Leone. Per tutta la durata dello show, la formazione si dimostra più agguerrita ed oliata che mai, tanto tecnicamente quanto “di cuore”. Grazie anche alla sezione ritmica attuale composta dal bassista Ivano Salvatori e dal batterista Riccardo Spilli. Come anche all’ospite Nevruz, ottimo singer presente nel bis di “Primo Incontro”. E potremmo già terminare qui la recensione. Abbiamo detto tutto. Invece, un prodotto del genere va presentato con cognizione di causa. E talvolta tralasciando anche il discorso prettamente musicale, per far capire a chi legge la mia recensione che ci troviamo di fronte ad un’opinione che non può morire impunemente. Lotterò strenuamente perché permanga! A me preme più che altro battere insistentemente sulla “contestazione al sistema di cose” con cui Leone con il suo Balletto, dall’alto della Storia musicale di cui è parte, presenta questo Live. In un contesto attuale che a livello sistematico boccia il talento e ne promuove la mancanza travestendola da presenza dello stesso, basta imbellettare la forma con l’uso dell’elettronica spersonalizzante ad oltranza. Ci pensa sul finale lo stesso Leone a chiarire la sua posizione, quando durante il lungo discorso con cui si conclude il live ci svela che il re è nudo. Solo l’élite dei presenti se ne accorge, ovvio. Ci stanno cambiando le regole attorno e non ce ne accorgiamo. La musica alla radio è parvenza, sia che si tratti di finto-Rock, che di cautautorato insulso con le vocine filtrate, o di vero-Rap/Trap-spazzatura di ragazzini scritti in faccia e con pronuncia a zeppola. Se ciò diviene sistematico, la gente non penserà più che ci si può davvero appassionare alla Musica. Vengono fatte anche invettive sullo stesso “vecchio Prog”, che secondo taluni è ormai ampolloso e sterile. Insomma, Leone dice molto in pochi minuti… i fanciulli odierni potrebbero anche obiettare che la sua opinione è demodé… ma da che pulpiti verrebbero le loro prediche, se sono nati e cresciuti in un Occidente che li ha già “clonati”? Ancora oggi Leone cerca di pensare con il proprio cervello, e spinge il pubblico di aficionados a farlo. La tendenza “multinazionale” di oggi sta portando invece le giovani menti alla deriva opposta. E siamo andati talmente lontano in questo che il Progressive Rock rischia da un momento all’altro di scomparire dalla NeoLingua. Questa è una cosa da ribadire sempre. Anche al termine di un corollario di ottima musica Prog di tradizione italica registrata rigorosamente dal vivo, e stampata su VINILE (che parolaccia per voi eh!) dalla Black Widow Records. Ricordatevi sempre che di certe bands, ed anche di certe labels, in futuro potrebbe esserci carenza. L’opinione di LeoNero è anacronista… ah ah ah. Fin quando lui ed altri continueranno ad esistere (ed anche dopo, fintanto che alcuni dischi saranno in giro), gente come ME che scrive recensioni, ha il DOVERE MORALE di promuoverne musica ed opinioni. Per la musica, tenete presente solamente la parte iniziale della mia recensione. Se siete d’accordo con me anche sul resto, benarrivati alla fine del mio articolo-disamina.
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli















