Gli Autumnblaze ci hanno abituato ai loro cambi di rotta, assolutamente repentini e tutt’altro che prevedibili.
Negli esordi, per chi non ne sapesse nulla di loro, erano una band black-doom metal; nei primi anni Duemila si spostarono su lidi dark metal abbastanza minimali, fino ad arrivare ad un ibrido tra trip-hop e rock con dischi piuttosto interessanti e con vendite non da sottovalutare. Poi la chiusura del progetto, ma per soli tre anni dal 2006 al 2009, con un ritorno al metal.
Il loro precedente lavoro “The sun is fragile” portò nuovamente la band verso sonorità più liquide e vagamente di più ampio spettro, rispetto al periodo di reunion, tanto che questo nuovo lavoro “Welkin shores burning”, uscito per Argonauta Records il 27 novembre scorso, mi porta a fare il raffronto con “A fine day to exit” degli Anathema.
Undici tracce cariche di melodia e di suoni a cavallo tra un prog e un certo rock di seconda parte della scorsa decade.
Delle chitarre dolci e melanconiche, una batteria minimale e appena accennata; un basso che timidamente si fa sentire e delle atmosfere, dovute agli effetti apportati alle chitarre ed alla voce, che riempiono ancora di più il complessivo sonoro delle composizioni.
Un lavoro che si propone dolce, delicato e quasi timidio. Assolutamente distante dagli esordi e dai lavori di post “reunion” come già accennato. La produzione permette di percepire al meglio tutte le scelte che i due tedeschi hanno messo sul pentagramma e allo stesso tempo quello che viene percepito durante l’ascolto. Alta qualità e cura quasi maniacale per la post produzione per rendere evocative le note dei loro brani è palpabile.
“Welkin shores burning” è un insieme di brani lenti ed introspettivi con qualche balata qua e la; tutto viene tenuto ad un livello poco sopra il sussurro sia per quello che comporta le voci che le strumentazioni portando il tutto ad un livello di melanconia e di tristezza insieme alla dolcezza ed alla quiete.
Personalmente “The burning sea”, “One breath”, “Planet” “All within” che è una traccia bonus e “Autumn wings behold” sono i brani che mi hanno più colpito. Direi che sarebbe ottimale prenderne una copia appena vi sarà possibile e decidere quali sono i brani che vi emozionano di più.
A concludere questa mia recensione direi che se da un lato la varietà non è prevista in questo lavoro, dall’altro l’empatia e la melodia sono i principali pilastri su cui si basa la formula compositiva ed esecutiva del duo teutonico.
Direi che certamente le scelte di campo della band non sono facilmente intelleggibili, ma i loro lavori sono più che dignitosi.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















