Nuova release degli Autopsy dopo il live che abbiamo recensito qualche tempo fa(trovate la recensione qui).
Il nuovo lavoro si chiama “Morbidity triumphant” ed è un “rosario” di undici tracce di puro death metal, dopo trentacinque anni, senza perder smalto e senza perder colpi.
Sicuramente siano di fronte a dei componimenti vecchio stile con gli stessi standard e le stesse tipologie di forme in post produzione.
Quindi voce in growl profonda ed ancestrale, chitarre veloci ed affilate, basso purtroppo non particolarmente percepibile. Batteria a rullo compressione, ma con delle dinamiche interessanti e con delle sfumature, che a più rièprese ricorda alcuni approcci quasi blues e death’n’ roll tanto cari vecchi Entombed e di un certo doom molto interessante; quindi abbiamo sia mitragliate pesanti quanto delle marce cadenzate e con ritmo inarrestabile.
Di certo la coerenza della band è innegabile. Questo è certamente un prego, ma allo stesso tempo un difetto, nella misura in cui se si certa un certo tipo di innovazione e di novità, qui non c’è. Siamo di fronte ad un vecchio e sano death metal anni novanta del secolo appena passato. Quindi ricapitolando il concetto di innovazione si limita, e di molto, a quelle che sono alcune innovazioni durante le registrazioni
“Stab The Brain” che è la opener, “Voraciuos one”, “Maggots in the mirror”, “Final frost” e “Tapestry of scars” sono esempi delle scelte pluritrentennali della band che come il vecchio detto recita “Squadra che vine non si cambia”, così il quartetto californiano decide di fare, ovvero di non cambiare il modo e l’espressione della band.
Come sempre vi esorto a far vostro l’album e a dare una vostra personale valutazione delle tracce che emozionalmente vi sono piaciute di più.
In conclusione gli Autopsy con “Morbidity triumphant” fanno, in ogni caso, un lavoro sempre sopra la sufficienza e sempre ottimale. Death vecchio stile, senza fronzoli, senza mezzi termini e senza sconti. Come già segnalato è un lavoro coerente, vecchio stile e così è, ed è forse quello il fascino del loro lavoro. Certo rispetto ad altri grandi purtroppo gli Autopsy sono sempre rimasti meno “famosi” di altri grandi coetanei e conterranei della band. Resta il fatto che un ritorno ottimo e di qualità
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















