Recensire album come “With The End Comes Silence”, sesta fatica per la combo germanica, mi lascia sempre una sensazione di disagio. Mi risulta infatti difficile trovare le parole giuste da usare per definire un album che oggettivamente potrebbe anche risultare un capolavoro, ma che soggettivamente non riesce a “prendermi”, non riesce a far vibrare nessuna corda della mia anima. Si, ammetto che un po’ è colpa dei miei gusti musicali molto selettivi, ma non posso annoverarlo nemmeno fra le eccezioni che confermano la regola. Pertanto, per essere onesto verso la musica ma anche verso me stesso e i miei pensieri e sensazioni, cercherò in qualche modo di dividere la valutazione in due parti, quella soggettiva e quella oggettiva. D’altronde, non si può certo denigrare un lavoro solo perchè non ci piace: dietro ogni album (soprattutto metal) c’è sempre un’ispirazione, un grande impegno, una fatica e si tratta comunque di arte; a me ad esempio i quadri di Picasso non sono mai piaciuti ma non per questo posso permettermi di dire che siano brutti, sono pur sempre di opere di un grande maestro.
E di maestria, i tedeschi Assignment, ne hanno da vendere: negli oltre vent’anni di onorata carriera, in cui da un thrash/death metal un po’ derivativo hanno poi virato verso un progressive/power/heavy metal massiccio e violento, hanno sviluppato un sound unico e immediatamente riconoscibile, complice anche la voce del cantante, caratterizzata da un timbro graffiante e maturo, atipico direi per il progressive metal e più consueto nell’heavy/power metal americano. In alcuni punti mi ha ricordato Bob Catley dei Magnum ma anche un po’ Ronnie Atkins dei Pretty Maids (quest’ultimo lo adoro!), o altri vocalist (di cui non ricordo il nome) ascoltati nei dischi collaborativi del progetto Ayreon e anche in qualche disco dei Rainbow. Una voce molto pesante dunque, poco “tipicamente progressive”, che dunque secondo il mio modesto parere cozza un po’ con le sonorità ricche di sintetizzatori e riff puliti, ma come altresì anticipato serve a rendere gli Assignment immediatamente riconoscibili in un sottogenere musicale alquanto saturo.
Che dire dell’album: le tracce scorrono e sebbene non siano riuscite a catturare il mio interesse, sono chiaramente suonate e prodotte egregiamente, non noto alcun difetto evidente e dunque sono più che convinto che chi ama il genere ne resterà estasiato. Pertanto non curatevi più di tanto del voto finale, in quanto viene appunto dalla sublimazione fra la percezione personale e la valutazione oggettiva.
Voto: 6/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















