Whoosh! e’ il ventunesimo disco in studio dei Deep Purple. Il settimo con Steve Morse alla chitarra, il quinto con Don Airey alle tastiere e il terzo con Bob Ezrin come produttore. Non sappiamo se sara’ l’ultimo capitolo della saga profondo porpora. Doveva esserlo Infinite nel 2017 e cosi’ non e’ stato. Certo, il fatto che il disco si concluda con una nuova versione dello strumentale And The Address che introduceva i Deep Purple al mondo come prima traccia del primissimo Shades Of Deep Purple nel 1968 suggerisce la chiusura di un cerchio. Inoltre l’eta’ media dei musicisti, settanta e passa anni (Ian Gillan e Roger Glover ne compiono settantacinque quest’anno) induce a pensare che potremmo davvero trovarci alla fine del percorso. Lo stesso titolo, Whoosh!, e’ un’onomatopeia che indica il flusso di un’intera esistenza. Ed e’ proprio sull’eta’ avanzata dei musicisti che vorrei incentrare la nostra attenzione. Una recente intervista di Roger Glover contiene una frase molto tenera e significativa. Il bassista afferma, a proposito dell’inesauribile voglia di essere sul palco per proporre la propria musica dal vivo, di avere qualche problema all’idea di restare in piedi per due ore ogni sera. Questo ci induce a riflettere appunto sugli anni che passano. E gli anni passano per tutti noi. Nessuno di noi arrivato a una certa eta’ puo’ riproporsi come era a venti, trenta e quarant’anni. I musicisti che seguiamo e amiamo diventano grandi e maturi, invecchiano con noi, e noi con loro. Questo ci dovrebbe legare a loro in modo ancora piu’ vero e profondo. Quindi basta discorsi polemici su come “i veri Deep Purple” dovrebbero essere. Basta inutili paragoni con Jon Lord e Ritchie Blackmore. Jon Lord ormai da tempo e’ “above and beyond”e Ritchie Blackmore a sua volta ha cambiato non poco il suo approccio alla musica. Il modo in cui gli attuali Deep Purple portano avanti il loro modo di fare musica rappresenta un modo magistrale di come persone “diversamente giovani” possano mantenere una qualita’ artistica e umana da prendere come esempio a cui tutti dovremmo ispirarci. E veniamo finalmente al disco che, diciamolo subito, e’ molto bello. Si comincia con Throw My Bones , un pezzo cadenzato dalla linea melodica coinvolgente. La voce di Ian Gillan e’ quella di una amico saggio che ne ha viste e passate tante e che cerca di tarre ol meglio di quello che la vita puo’ ancora offrirgli. La sezione ritmica di Roger Glover e Ian Paice costituisce una base solida e sicura su cui le dispiegano le suadenti trame chitarristiche di Steve Morse e tastieristiche di Don Airey. Drop The Weapon e’ un pezzo incisivo che ci avvolge con la sua pienezza di suono. Un suono davvero Purple nella concezione, tutta la band gira a meraviglia. We’re All The Same In The Dark propone pure un suono massiccio e convicente con Gillan che ci coinvolge subito con la trama melodica del suo cantato. Insisto ancora sulla solidita’ di basso e batteria, un team ritmico ormai collaudato da decenni di affiatamento. Nothing At All e’ forse il brano di punta dell’intero disco. Un brano che ci parla dello scempio che l’uomo sta facendo dell’ambiente e che musicalmente si gioca su un’elegante danza fra chitarra e organo. L’interazione chitarra/organo e’ insita nell’idea dei Deep Purple e tutto e’ rimodellato sulla sensibilita’ di Airey e Morse. Un vero gioiellino. No Need To Shout inizia con l’Hammond che fa pensare a Perfect Strangers. Un altro mid tempo nel piu’ riuscito stile degli attuali Deep Purple. Step By Step e’ pure introdotta da Don Airey.Prevale l’impressione di un suono tastieristico dominante e questo si avverte gia’ dagli album precedenti. Indubbiamente Don Airey e’ un musicista ispirato e certo il fatto che anche il produttore Bob Ezrin sia tastierista a sua volta aumenta l’impressione. Step By Step e’ un pezzo molto suggestivo e ricco di colore nei suoi raffinati passaggi strumentali. What The What arriva con irruenza e genuina carica rock and roll. The Power Of The Moon e’ un pezzo spedito e frizzante che poi sorprende piacevolmente con una coa melodica e sognante. Remission Possible e’ pervasa da una sottile inquietudine nel cantato di Gillan con Morse che ci regala atmosfere romantiche e crepuscolari. E poi ancora Airey con un bel solo. Sempre le tastiere introducono l’ennesimo bel pezzo, Man Alive. Ritmo incalzante e svisate d’organo si risolvono in una dimensione onirica e sospesa . La voce filtrata di Ian Gillan sembra provenire da un universo arcano. La musica dei Deep Purple e’ progressiva nella concezione. E’ work in progress, nulla e’ mai scontato e prevedibile. Come del resto e’ sempre stato. Nelle varie epoche e incarnazioni questa band ha inventato l’hard rock basandosi su suggestioni appunto progressive , neoclassiche, psichedeliche e rock’n’roll per poi mischiare tutto con elementi apparentemente lontani come il funky, in un certo punto della loro lunga carriera. Chi segue non superficialmente i Deep Purple sa bene che loro non sono semplicemente il gruppo dei riff potenti alla Smoke On The water. Abbiamo gia’ detto di And The Address, che rìsulta molto piacevole nella sua nuova incarnazione. Nell’edizione espansa del disco figura Dancing In My Sleep, un rock diretto e immediato. Nel 2020 i Deep Purple sono ancora presenti con nuovi brani che per giunta sono pure belli. Grazie ai Deep Purple per continuare a rendere la nostra vita ancora piu’ bella e ricca di emozioni rock.
Voto 10/10
Silvio Ricci















