Il disco, che arriva a pochi mesi dalla pubblicazione di “Microchip Temporale” (una rivisitazione di “Microchip Emozionale” tramite quattordici artisti), è composto da dieci tracce strumentali; con l’uso della voce come strumento aggiuntivo e non come parte importante delle canzoni; troviamo percussioni particolari e sintetizzatori analogici.
Ma dobbiamo fare una premessa piuttosto pesante prima di parlare dell’album in quanto tale:
questo è un nuovo album che però ha 16 anni.
Si avete letto bene questo è un album nuovo ma vecchio. La band ai tempi di “Amorematico” stava arrivando ai ferri corti con la label di allora, la Mescal, e dovendo proporre ancora un doppio album o due album per chiudere il contratto; decisero di proporre alla label “Mentale Strumentale” per arrivare a fine del contratto.
La Mescal non ne volle sapere di pubblicare un album così; troppo “fuori standard”, troppo avanguardistico, troppo per una label che con buona probabilità era contenta dei risultati delle “vecchie” composizioni, e dei risultati economici annessi, e non si volle prendere il rischio di far uscire un lavoro del genere.
Il quintetto si ritrovò quindi a dover affrontare una causa con la label. Situazione tutt’altro che congrua e tutt’altro che logica per una band.
Bene, sedici anni dopo, la band decide che è il momento giusto per far uscire dalle tenebre del tempo questo lavoro. Inoltre come se non bastasse la band dichiara che: le royalties dell’album sostengono la Fondazione Caterina Farassino, impegnata con il progetto “Respira Torino” a supportare gli ospedali di Torino e Asti, mediante la fornitura di dispositivi per l’emergenza sanitaria.
Vi sia chiaro da subito: se cercate i Subsonica “Standard” avete sbagliato album. Questi dieci componimenti, sono qualcosa che va oltre la normalità; è qualcosa che va oltre a quello che la band di Torino ci ha abituato. Sinceramente non capisco minimamente la Mescal.
Questo è certamente un lavoro “non convenzionale” ma ha una carica emozionale molto forte. Avrebbero quantomeno potuto presentarlo a qualche regista visionario, perché sicuramente questo lavoro potrebbe essere una bellissima colonna sonora per un film di fantascienza.
Le scelte compositive sono veramente interessanti, ma mi rendo conto che per chi non fosse anche solo “LEGGERMENTE” open mind non troverebbe minimamente interessante questo album.
Synth predominanti, batterie con echi e riverberi particolari, chitarre deformate e voce filtrata la fanno da padrone. Sinceramente tutte e dieci le canzoni meritano, perché sono capitoli particolari di questa opera particolare, che potremmo accomunare o, come ho già scritto, ad una colonna sonora, oppure ad un album di arte concettuale sonora.
Concludendo: pur essendo un lavoro “vecchio” è nuovo come indole e come attitudine. Ha mille sfaccettature di interpretazione. Ve lo consiglio, magari se avete bisogno di un momento di meditazione ed un momento “fuori dalla normalità”.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















