“Can’t Please Everyone” è il quarto album del virtuoso della chitarra Milan Polak a non esser semplicemente un album strumentale. Difatti, il nostro propone ancora una volta… canzoni, ed anche con un discreto gusto. Non ho ascoltato i precedenti, però debbo dire che nell’operato del nostro sussiste parecchio gusto, musicalità e creatività, non da meno dei classici dischi “di chitarra”. Personalmente, ve lo dico subito, considero Polak un chitarrista dal gusto sopraffino, ed abbastanza originale seppur il suo stile sia derivante dal puro shredding. Stabiliamo subito che, negli assoli di chitarra detto gusto è presente alla grande, almeno quanto la tecnica. Ma parlando globalmente dell’album in questione, le canzoni sono sulla media dell’ottimo. Stilisticamente stabili su un Hard & Heavy relativamente melodico, a tratti dal cantato blueseggiante, i brani sono costruiti per essere abbelliti dai soli del nostro, e sempre in linea con il feeling presente su ciascuna canzone. La versatilità tipica di Milan Polak centra il punto ogni nota che suona. Oltretutto, il nostro per l’occasione, oltre a suonare sulla maggior parte dei brani basso synth e chitarre, si è circondato di blasonati amici musicisti quali Billy Sheehan, Tony Franklin, l’amico virtuoso Bumblefoot (che duella chitarristicamente con il nostro nel brano “The Future Is Now”), il pianista Mistheria (presente sulla ballad finale “Can’t Let You Go”) e il batterista Dennis Leeflang. L’album scorre via piacevolmente in maniera omogenea, ed è estremamente piacevole constatare come Polak abbia deciso di esprimere emozioni anche con il cantato, componendo brani schietti, dalla struttura originariamente semplice e dalle sonorità tutt’altro che obsolete. Difatti, il nostro si occupa anche della produzione, e lo fa egregiamente. Un album del genere dimostra che i chitarristi shredder non sono sempre dediti a glorificare il proprio ego eseguendo funambolismi vari ed evitando di pensare alla solida sostanza compositiva. O perlomeno… chiunque abbia scelto questa strada, probabilmente non è mai arrivato al livello toccato da Milan Polak. Vi assicuro comunque che la chitarra è ben presente su tutto l’album. Un album apprezzabile dal chitarrista patito dello shredding di Polak ma anche da chi ama le belle songs energiche e melodiche.
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli















