A distanza di oltre vent’anni dal debutto omonimo, gli HateSphere tornano a ribadire con Guillotine una precisa identità artistica, confermandosi una delle realtà più affidabili e coerenti del panorama thrash-death europeo. Il nuovo lavoro non nasce con l’ambizione di riscrivere le regole del genere, ma sceglie consapevolmente di consolidare una formula costruita nel tempo su riff serrati, groove aggressivo e una scrittura ritmica muscolare.
Il cuore del disco resta il lavoro chitarristico di Peter «Pepe» Lyse Hansen, autentico punto di riferimento dell’intero progetto. Il suo riffing alterna passaggi taglienti, improvvise accelerazioni, ripartenze in mid-tempo e aperture solistiche inserite con equilibrio all’interno delle composizioni. L’approccio non indulge mai nel virtuosismo fine a se stesso e privilegia invece l’efficacia, contribuendo a mantenere costante la tensione lungo l’intera scaletta.
A sostenere questa struttura interviene una sezione ritmica compatta, precisa e potente. Basso e batteria lavorano in perfetta sintonia, dando corpo alle frequenze più profonde e accompagnando con decisione le continue variazioni dinamiche. L’impatto complessivo rimane fortemente legato alla tradizione del thrash metal, ma la pesantezza e la componente abrasiva del death metal scandinavo emergono con altrettanta evidenza, creando quel particolare equilibrio sonoro che rappresenta da sempre uno dei marchi di fabbrica della band danese.
Anche la componente vocale mantiene una dimensione volutamente ruvida e aggressiva. Le interpretazioni gutturali si inseriscono senza forzature nel tessuto strumentale e contribuiscono a rafforzare il carattere oscuro e combattivo delle composizioni. Non c’è spazio per concessioni melodiche superflue: ogni elemento appare funzionale alla costruzione di un’identità sonora compatta e diretta.
Particolarmente convincente è inoltre la produzione. Guillotine beneficia di un suono moderno ma non artificiosamente compresso, capace di conservare dinamica e profondità. Le chitarre mantengono una buona definizione anche nei passaggi più densi, mentre basso e batteria assicurano quella componente fisica indispensabile per valorizzare il groove. Il risultato è potente senza diventare eccessivamente uniforme.
Il principale limite del disco risiede forse proprio nella sua fedeltà alla tradizione degli HateSphere. Chi cerca un’evoluzione radicale o una significativa apertura verso territori inesplorati potrebbe trovare poche sorprese. La band, però, sembra essere pienamente consapevole della propria direzione e preferisce puntare sulla qualità dell’esecuzione e sulla compattezza delle composizioni. Una scelta che, nel complesso, paga.
Guillotine è dunque un album solido, aggressivo e coerente, capace di confermare senza esitazioni la reputazione costruita dagli HateSphere nel corso della loro lunga carriera. Non è un disco destinato a rivoluzionare il thrash-death, ma una prova di grande mestiere che offre energia, precisione e continuità. Per chi conosce e apprezza la band danese rappresenta una conferma convincente; per gli appassionati del metal più muscolare, un lavoro che merita certamente un ascolto.
Voto: 8/10
Daniele Blandino

















