A nove anni di distanza da Walk the Earth, gli Europe tornano sul mercato discografico con Come This Madness, un album che conferma la capacità della storica formazione svedese di guardare al proprio passato senza trasformarlo in una semplice operazione nostalgica. Pubblicato nel settembre 2026, il dodicesimo lavoro in studio della band arriva in un momento particolarmente significativo, alla vigilia del tour celebrativo dedicato al quarantennale di The Final Countdown, ma sceglie una strada autonoma rispetto alla tentazione di replicare i fasti degli anni Ottanta.
Il primo elemento che emerge dall’ascolto è proprio la volontà di mantenere una precisa identità. Joey Tempest e compagni recuperano alcuni degli elementi che hanno contribuito a rendere riconoscibile il sound degli Europe, ma li inseriscono in un contesto più maturo e contemporaneo. L’hard rock rimane il cuore pulsante del progetto, mentre le componenti melodiche e progressive si alternano a momenti più diretti, costruendo una scaletta che evita di affidarsi esclusivamente alla formula del passato.
La voce di Joey Tempest conserva quella particolare combinazione di intensità e sensibilità melodica che ha accompagnato la band attraverso oltre quattro decenni di carriera. Al suo fianco, la chitarra di John Norum continua a rappresentare uno degli elementi distintivi del gruppo: il suo stile privilegia il fraseggio, la personalità e il gusto per il riffing rispetto all’esibizione tecnica fine a se stessa. Le tastiere di Mic Michaeli, il basso di John Levén e la batteria di Ian Haugland completano un impianto strumentale solido, capace di alternare potenza e raffinatezza.
Brani come One on One, The Cult of Ignorance e Scandinavian Eyes mostrano una band ancora perfettamente consapevole dei propri mezzi. In particolare, One on One sintetizza efficacemente la capacità degli Europe di costruire melodie immediate senza rinunciare a una struttura hard rock adulta. Non si tratta, dunque, di un tentativo di riprodurre artificialmente la stagione di The Final Countdown, quanto piuttosto di recuperare una sensibilità melodica per inserirla in un linguaggio ormai profondamente maturato.
La produzione affidata a Tom Dalgety contribuisce in maniera determinante alla resa complessiva. Il suono è moderno, potente e definito, ma conserva sufficiente dinamica per lasciare respirare gli strumenti. La componente chitarristica mantiene il necessario peso, mentre tastiere e sezione ritmica vengono collocate con equilibrio all’interno del mix. La produzione evita così sia l’eccessivo gusto vintage sia quella patina iper-compressa che rischierebbe di togliere personalità alle composizioni.
Interessante anche la presenza di ospiti come Tobias Forge dei Ghost e Mikael Åkerfeldt degli Opeth, testimonianza di quanto gli Europe siano riusciti nel corso degli anni a superare i confini della propria generazione di appartenenza. La loro influenza sulla scena hard rock europea resta evidente, ma Come This Madness dimostra soprattutto che il gruppo non intende vivere esclusivamente del proprio passato.
Il limite dell’album può essere individuato proprio nella sua natura conservativa. Gli Europe non cercano la rottura, non inseguono mode e non propongono una rivoluzione stilistica. Alcune soluzioni possono quindi risultare familiari a chi segue la band dagli anni della reunion. È però una scelta coerente con una formazione che ha costruito la propria credibilità sulla qualità della scrittura e sull’affidabilità dell’esecuzione.
Come This Madness è, in definitiva, un ritorno convincente. Non è The Final Countdown e non avrebbe senso che lo fosse. È il lavoro di una band che, dopo più di quarant’anni di carriera, dimostra di possedere ancora una propria voce e soprattutto la capacità di utilizzarla senza inseguire il passato. Gli Europe consegnano così un disco maturo, energico e ben prodotto, capace di parlare tanto ai fan storici quanto a chi si avvicina oggi alla loro musica.
Voto: 8,5/10
Maurizio Mazzarella

















