Tutti coloro che associano la parola “power metal” esclusivamente alle mitragliate di doppia cassa e alle melodie catchy devono ricordare che quello è il trend scandinavo. In origine il genere aveva due filoni principali: l’US Power Metal, nato dall’incrocio tra heavy e thrash americano, e la corrente europea, sviluppata in Germania a partire dall’eredità britannica dei Judas Priest e portata avanti da Helloween e Gamma Ray, spesso definita — non senza ironia — “happy metal”. Ho volutamente evitato di inserire i Blind Guardian nell’assioma in quanto questi ultimi hanno creato un sottogenere tutto loro, che esula dalle definizioni generiche.
Questa introduzione serve a presentare il nuovo lavoro dei Tedeschi Torian, denominato “The Lost Legion Rising” e pubblicato lo scorso 8 Maggio dall’etichetta Massacre Records. I Torian hanno un’esperienza ultra-ventennale e a livello di songwriting ereditano a pieno titolo il patrimonio teutonico, ma non disdegnano di affondare i propri artigli anche nel power metal tipicamente americano. Fra le accelerate e i cori epici emergono diversi mid‑tempo marziali e aggressivi che richiamano chiaramente la scuola americana: riffing serrato alla Iced Earth, muscolarità alla Metal Church e un certo gusto battagliero che in alcuni momenti sfiora addirittura i Manowar. Non essendo il power metal il mio sottogenere di metal più affine (essendo amante del funeral doom e dell’industrial), non ho purtroppo in mente molti nomi per poterne cogliere tutti i riferimenti, quello che posso certamente affermare è che questa nuova fatica dei Torian ha molte frecce nella faretra per soddisfare i palati fini degli amanti di entrambe le correnti di power metal. Ce n’è davvero per tutti i gusti e quello che ho maggiormente apprezzato in “The Lost Legion Rising” è la particolare cura messa nel rendere ogni traccia perfettamente performante dal vivo. Anzi, trovo che confinate in studio perdano un po’ del loro mordente e della loro graffiante e festaiola epicità, e che siano davvero in grado di “esplodere” in sede live, soprattutto se in un concerto all’aperto e con una giusta amplificazione.
Il disco è ben studiato, composto e prodotto. Ho qualche riserva solo verso le linee di basso, che sembrano esser state regolate con un volume forse troppo basso (perdonate il gioco di parole) rispetto agli altri strumenti, e verso il timbro del cantante, che purtroppo non rientra nei miei gusti sebbene sia però adattissimo al genere. Si tratta comunque di difetti minori (e in larga parte dovuti ai gusti personali) che non intaccano il valore del prodotto finale, di cui ne consiglio vivamente l’acquisto a tutti gli amanti del genere.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















